Caso Expo, la mail che inchioda Lodetti
L’ad della Reggio Parcheggi era intimo amico di Cattozzo. L’avvocato difensore: «Nessuna turbativa»
REGGIO EMILIA
Una mail, nella quale sarebbe stata allegata prima della sua pubblicazione la bozza di un bando su parcheggi e mobilità dell’Expo 2015, inviata dall’ex Cisl, ex Udc e infine berlusconiano, Sergio Cattozzo, uno dei sei personaggi della cupola della nuova tangentopoli finiti in manette insieme al direttore della pianificazione acquisti di Expo, Angelo Paris. A riceverla, Filippo Lodetti Alliata, amministratore delegato di Final Spa e di Reggio Emilia Parcheggi Spa, finito così nel mirino della procura milanese che ha disposto le perquisizioni della sede della società reggiana a Bibbiano, ipotizzando in concorso il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, affine alla turbativa d’asta.
IL BANDO SVELATO. È questo il quadro che emerge dalle carte dell’inchiesta sull’Expo 2015, tirando in ballo l’amministratore delegato della società al centro delle polemiche per il cantiere del contestato Park Vittoria. Un sodalizio, secondo gli inquirenti, nel quale «Paris assicurava di riservare un trattamento preferenziale ad imprese di riferimento in relazione alle procedure di gara di appalti pubblici». Tra queste, anche il bando “Request For Proposal” per la realizzazione e gestione del “servizio di sosta” e del “mobility partner”. «Rispetto a quest’ultima - aggiungono gli inquirenti - Paris rivelava e faceva uso di notizie riservate apprese per ragioni di ufficio in relazione al procedimento di formazione del bando di gara e del relativo contenuto che venivano in principio preannunciate e riservatamente analizzate con l’imprenditore Filippo Lodetti, sino ad accordarsi nel senso di assicurare in favore di quest’ultimo ed in cambio di utilità la definitiva aggiudicazione nell’ ipotesi in cui avesse partecipato alla gara o nel caso in cui fosse stata assegnata mediante trattativa privata».
L’SMS INTERCETTATO. È il pomeriggio del 30 dicembre 2013, quando Cattozzo invia un sms a Lodetti, anticipandogli l’invio della mail e predisponendo un incontro in programma il successivo 7 gennaio al ristorante Giglio Rosso di Milano, proprio per parlare del bando insieme a Paris, dal quale una settimana prima lo stesso Cattozzo aveva ottenuto la promessa di un pieno sostegno proprio sull’esito del bando parcheggi. “Ciao Filippo, ti invio una email. Sergio”, scrive Cattozzo al numero uno della Reggio Parcheggi Spa, che finisce così in un giro di intercettazioni telefoniche e ambientali che registrano ogni mossa, compreso l’appuntamento del 7 gennaio al ristorante milanese.
IL PRANZO E LE TELECAMERE. È qui che Paris e Cattozzo, nella ricostruzione della Procura, si sarebbero adoperati per agevolare la Final Spa di Lodetti nell’aggiudicazione dell’appalto. Un pranzo che dura oltre mezz’ora, in parte ripreso dalle telecamere, nel quale Lodetti, Paris e Cattozzo discutono della gara. Lodetti mostra perplessità, avanzando tuttavia l’ipotesi e l’intenzione di formare un’Ati con Apcoa e Arval (società leader nei rispettivi settori), per far fronte al doppio servizio di sosta e mobilità, arrivando a dire che la gara «potrebbe andare anche deserta». Ipotesi che, secondo gli inquirenti, non avrebbe comunque pregiudicato il successo finale della Final Spa, attraverso la successiva aggiudicazione con una trattativa privata.
LA MAIL DI CATTOZZO. «La mail? – replica Salvatore Mannino, avvocato difensore di Lodetti – non si può negare, è agli atti, ma si è trattato di una un’iniziativa di Cattozzo, che ha deciso di inviare la bozza del bando. Non è che Lodetti poteva bruciarla. Il suo coinvolgimento è per un episodio marginale. Secondo la Procura, non fa parte della supposta associazione a delinquere. Quanto al pranzo, Lodetti la prima cosa che dice è che “non si può fare”: si presenta davanti al direttore acquisti Expo, che non ha mai visto prima e che non rivedrà più in seguito, ed ha un po’ di titubanza ad esprimere il proprio pensiero: in cuor suo, era convinto che quel bando fosse tagliato su misura per altri. La contestazione ipotizzata dalla magistratura è un po’ forzata: viene contestato un normale pranzo di lavoro tra soggetti qualificati, in relazione ad una gara che non sappiamo neanche se si è svolta. Nel mondo degli affari è normale incontrarsi. E poi quale sarebbe la contro-prestazione che Lodetti avrebbe offerto in un ipotetico ambito corruttorio? Si è parlato di avanzamenti di carriera per Paris. Ma cosa avrebbe potuto offrire Lodetti a Paris mi è davvero oscuro. Non è un pranzo che turba la libertà di scelta del contraente».
AMICI PER LA PELLE. Ma perchè Cattozzo avrebbe inviato in anticipo la bozza del bando proprio a Lodetti? «Sergio Cattozzo è un amico personale e collaboratore di Lodetti nella società che si occupa dei parcheggi a Genova – aggiunge Mannino – tanto che la sede della società di Genova si trova negli uffici di Cattozzo. C’è un’amicizia personale e una collaborazione professionale. Andavano anche a teatro insieme». Un’amicizia dalla quale ha avuto origine non solo il coinvolgimento di Lodetti nell’inchiesta, ma anche la clamorosa perquisizione della sede di Reggio Parcheggi Spa. «La Reggio Emilia parcheggi non c’entra nulla con questa vicenda - si affretta a spiegare Mannino – La perquisizione avviene a Bibbiano perchè Lodetti è di Sant’Ilario, e quindi guardia di finanza e pubblico ministero pensavano che nel Reggiano ci fosse materiale da sequestrare».
CANTIERE? NO ALLO STOP. «A chi chiede di stoppare il cantiere del parcheggio - conclude Mannino – dico che non capisco con quale contestazione logica. Reggio Emilia parcheggi non è coinvolta direttamente né indirettamente con Expo. Ed è curioso che Donatella Prampolini, un esponente del centrodestra, chieda di bloccare un’opera quando a livello nazionale la sua area politica si lamenta proprio delle opere pubbliche bloccate in Italia. Forse i suoi riferimenti nazionali non conoscono le sue intenzioni. Mi sembra un atteggiamento pretestuoso, un pregiudizio».
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