Il corteo chiede giustiza «Verità per Sylvester»
La comunità ghanese al fianco dei genitori del 14enne morto alla fermata del bus. Martedì è in programma una nuova manifestazione organizzata dagli studenti
REGGIO
«Giustizia», «verità» urlate più volte in italiano e, soprattutto, in inglese. E poi diversi striscioni, il primo dei quali con la scritta “Si può nascondere un bus ma non si può nascondere la verità”, ad aprire il corteo per ricordare Sylvester. Una folla composta da un centinaio di persone aderenti alla comunità ghanese, la stessa della famiglia del 14enne Sylvester Agyemang, rimasto ucciso il 13 gennaio mentre scendeva da un bus Seta alla fermata di via Piave. Pochi gli italiani, invece che si sono ritrovati davanti alla Banca d’Italia o che si sono fermati qualche minuto in piazza Martiri 7 luglio, prima di continuare la tradizionale passeggiata del sabato pomeriggio in via Emilia. Così come pochi sono stati gli studenti che hanno accolto l’appello a partecipare al sit-in per “I diritti e la verità”, promosso per ieri pomeriggio dall'associazione “Studenti Autorganizzati”.
Loro, gli studenti reggiani, si sono dati appuntamento per la manifestazione di protesta che è stata programmata per martedì mattina. E così ad accompagnare i genitori di Sylvester, prima a deporre un mazzo di fiori in viale Piave e poi in piazza Martiri 7 luglio, sono stati i parenti e gli amici della comunità ghanese. Un sit-in rumoroso in cui si sono alternati momenti musicali e interventi di alcuni esponenti della comunità ghanese, che hanno chiesto a gran voce, sostenuti da cori ritmati, di conoscere la verità sull'incidente in cui è rimasto ucciso il giovane studente 14enne dello Scaruffi, mentre stava scendendo dall'autobus di Seta. Il sit - in promosso dagli “Studenti Autorganizzati”, che fanno riferimento in qualche modo ad Aq16, nelle intenzioni degli organizzatori voleva andare oltre la protesta per la morte di Sylvester, sulla quale restano da chiarire colpe e responsabilità. Lo scopo era denunciare quello che Andrea Marzolino, uno dei promotori, ha definito «insabbiamenti di prove e azioni assolutamente irrispettose da parte di Seta e del Comune, per rivendicare non solo giustizia ma anche un reale diritto alla mobilità».
Tema quest’ultimo caduto ben presto in secondo piano, perché gli interventi di coloro che si sono alternati al microfono hanno ruotato intorno alla richiesta di fare chiarezza sulla morte di Sylvester, (la cui famiglia nei giorni scorsi, attraverso il proprio legale, ha annunciato una richiesta di danni nei confronti di Seta e del Comune). Tra i diversi interventi anche qualche reggiano, come quello del pensionato ed ex dipendente dei Musei civici Salvatore Carulli che ha infiammato la platea urlando a gran voce «Russo a casa», prendendosela con il comandante della Polizia Municipale, corpo a cui erano state affidate le prime indagini sull'accaduto che avevano portato al sequestro del bus di Seta sbagliato.
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