«E’ la tecnologia a localizzare le chiamate»
Lusenti spiega il nuovo sistema regionale: non per spendere meno, ma per essere più sicuri
REGGIO.
«E’ un processo di riorganizzazione qualitativa attuato non solo in Emilia Romagna, ma anche in altre regioni d’Italia, seppure a velocità diverse, come Piemonte, Lombardia, Toscana. Per un’esigenza scientifica internazionale, che dice che le centrali di emergenza e urgenza devono avere volumi non inferiori a un milione di abitanti per garantire un livello il più alto possibile di dotazioni tecnologiche e di qualificazione dei professionisti». Così l’assessore regionale alla Sanità, Carlo Lusenti, spiega la “rivoluzione” del 118 in corso in Regione.
L’esigenza è quella di spendere meno?
«Non è una razionalizzazione finalizzata a spendere meno. Si spende quello che si spendeva prima, anzi forse di più. Ma le centrali avranno tecnologie aggiornate e più avanzate. Centrali da circa un milione e mezzo di abitanti ciascuna. E non è una prova. Quella della Romagna esiste da cinque anni ed è funzionante. E’ stata una scelta approvata dalle rispettive conferenze territoriali».
Quanto spende la Regione per avere solo tre grandi centrali per l’emergenza?
«Qualcosa come 50 milioni di euro».
Una parte del personale di Reggio, però, per un periodo sarà trasferita a Parma.
«Quella del personale è una questione risolta. E non è mai stato in pericolo nessun posto di lavoro. Sono stati fatti accordi sindacali che prevedono che il personale venga centralizzato su di un’altra sede, con forme di sostegno incentivante per una mobilità volontaria. Ma parliamo di numeri piccolissimi, poche unità per città. Gli altri, e parliamo di personale qualificato di alcuni medici e soprattutto di infermieri, avranno una ricollocazione nell’azienda di partenza. E su questo saranno costruiti accordi, trovate soluzioni».
L’altra questione, che interessa i cittadini, riguarda più prettamente il fatto che per emergenze reggiane riceveranno risposta da Parma.
«E’ un’obiezione che non ha fondamento. La vicinanza e la conoscenza territoriale, in realtà, rischiano di essere un elemento di minore sicurezza, contrariamente a quello che si può intuire. I sistemi più sicuri sono quelli tecnologici: nella centrale unica quando arriverà una chiamata immediatamente sarà individuata la cella telefonica da dove è partita la chiamata. Non sarò nemmeno necessario dire dove ci si trova. Sarà la tecnologia a dirlo e con il navigatore si muoveranno i mezzi di soccorso. Paradossalmente, si potrebbe rispondere anche dall’altra parte del mondo. E una dotazione tecnologica di massimo grado aggiornata continuamente è possibile solo nelle centrali con volumi grossi».
Perchè è stata scelta Parma?
«Qui anni fa era già stato fatto un investimento su un immobile di proprietà del Comune, dove sono state unificate anche le centrali di vigili del fuoco e polizia municipale. Quindi, era una struttura su cui era possibile collocare la tecnologia. In più Parma è baricentrica e visto che il personale si doveva spostare, è più facile gestire 15 chilometri piuttosto che portarlo più lontano». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
