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Ex frantoio, un futuro da parco fluviale

Ex frantoio, un futuro da parco fluviale

Montecchio, domani la presentazione di una mostra sulla storia dell’impianto che ha dato lavoro a generazioni di operai

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MONTECCHIO. Una serata per ricordare il passato proiettati al futuro. Questo il tema della serata di domani, mercoledì 13 maggio alle 21, quando presso la Sala del Castello di Montecchio, verranno presentate le attività di documentazione e ricerca sull’ex frantoio Ccpl, realizzate per preservare e rileggere la memoria storica dell’impianto, dall’amministrazione insieme alle scuole e alle associazioni culturali del territorio, in vista della prossima ristrutturazione dell’area che, come previsto dal piano approvato l’anno scorso, verrà trasformato in un parco fluviale. Con l’abbattimento della struttura ormai fatiscente, infatti, si è avviato un progetto di riqualificazione e recupero naturalistico di un area di grande pregio ambientale.

LA STORIA. La storia del frantoio ha radici lontane. La costruzione del ponte in muratura sull’Enza a fine ’800, da inizio allo sfruttamento della cava fluviale con la nascita, nel XX secolo, delle prime cooperative edili. Nel 1907, la costruzione della ferrovia Reggio-Ciano realizzata dal Ccpl, porta Montecchio ad essere il primario fornitore di materiale lapideo necessario per la ferrovia, dando così lavoro ai tanti disoccupati del paese. Sul finire degli anni ’20 il regime fascista, privatizza l’attività di bracciantato: subentra così nella concessione per l’estrazione della ghiaia Ferruccio Gualerzi con i figli Oscar, William e Sergio e viene costruito il primo impianto di frantumazione, funzionante ad energia elettrica.

LA GESTIONE GUALERZI. L’iniziale frantoio si trovava a ridosso della strada che conduce al ponte e consisteva in una torre in legno. A lato, venne poi costruito il secondo frantoio e parallelamente a questi viene installato un elevatore orizzontale capace di trascinare la ghiaia dalla sponda parmigiana sino al frantoio.

La gestione Gualerzi dura una decina d’anni, fino al ’40, poi è l’impresa di Sisto Tirelli di Reggio. Con la seconda guerra mondiale la funzionalità del frantoio proseguì a ritmo ridotto. Nel settembre ‘44 l’impianto viene acquistato dal Ccpl che lo paga 250.000 lire.

Dopo la Liberazione l’impianto riprende l’attività e potenziato: viene aggiunto l’impianto di produzione a caldo di conglomerato bituminoso sfruttando l’onda della ricostruzione post-bellica. Negli anni a seguire la cava inizia ad esaurirsi e si prende la decisione di abbandonarla per costruire più a valle un nuovo e più moderno cantiere che viene inaugurato nel ‘57. Nel ‘64 viene affiancato l’impianto di produzione di conglomerati bituminosi ed asfalti finchè negli anni ‘70 e ‘80 il Ccpl porta il frantoio ai massimi livelli produttivi. Rumore, traffico, fumi e smog, si scontrano con gli abitanti di Borgo Enza, che viene preso di mira. La politica e le lamentele dei cittadini che raccolgono firme per la sua chiusura, convincono il Ccpl a chiuderlo nel 1988.

LA MOSTRA. Tutto questo e molto altro, verrà rievocato da tre mostre fotografiche inserite nel Circuito OFF della Fotografia Europea 2014, alla presenza del sindaco Paolo Colli; dell’architetto Marco Denti, sviluppatore del progetto di riqualificazione dell’area; dal professor Romeo Guarnieri, dell’Istituto Superiore “Silvio D’Arzo”, per la presentazione dei filmati realizzati con gli studenti e gli ex lavoratori del frantoio; Nelsi Fontanesi, rappresentante delle Scuole primarie e Franco Boni, curatore del documentario sulla storia del frantoio realizzato dal Cinefotoclub Montecchio ed i testimoni del lavoro e delle attività del frantoio.

Alessandro Zelioli

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