No alla perizia in 3D, fra un mese il verdetto
Delitto Rombaldi: respinta la richiesta del pm. La difesa: «Siamo fiduciosi, Fontanesi non sparò»
Si avvia verso la sentenza – 9 e 10 giugno le ultime udienze fissate – il delicato processo, con l’ex vigile Pietro Fontanesi come unici imputato, sull’uccisione nel 1992 del chirurgo Carlo Rombaldi.
Dopo quattro ore d’intensa discussione la Corte d’assise ha infatti detto “no” all’utilizzo di una strumentazione d’avanguardia (denominata Ibis 3D) che “scannerizza” i proiettili e ne riporta un’immagine tridimensionale ad alta definizione non influenzata dalle luci. Una richiesta d’ulteriori accertamenti tecnici connessa alla memoria difensiva depositata dal pm Maria Rita Pantani, in cui ha sollevato non pochi dubbi sulla superperizia presentata ed illustrata da Claudio Gentile, Martino Farneti e Gianfranco Gruccia nella scorsa udienza, parlando esplicitamente di caso controverso di comparazione balistica. Su questo nuovo strumento – da gennaio in dotazione alla Scientifica di Roma – si è incentrata una lunga e tesa serie di domande del pm Pantani, degli avvocati di parte civile Enrico Della Capanna e Gianni Franzoni, con frequenti interventi anche del presidente Francesco Caruso della Corte che ha più volte sollecitato ai superperiti questo interrogativo: «L’Ibis 3D può dare elementi di valutazione che possono far cambiare il vostro risultato?». E i tre esperti, pur riconoscendo di non aver mai utilizzato questa nuova macchina, hanno sostenuto che non aggiungerebbe nulla in più perchè «usa un algoritmo pieno di scienza e non di coscienza, quando la balistica è invece un metodo artigianale», aggiungendo che con questo sistema siamo ancora nel campo della sperimentazione.
Un utilizzo dell’Ibis 3D che richiederebbe – sempre secondo il pool di periti – poi una spesa di almeno 50-60 mila euro, in quanto la sua applicazione avverrebbe all’estero, con una permanenza di almeno dieci giorni. «Se si farà quei soldi andranno anticipati, non siamo in grado di sostenere questa spesa». Quattrini che non verranno anticipati, perché la Corte non farà ricorso a questo nuovo strumento. Rimne, perciò, intatto l’esito della supeperizia, cioè che non vi siano elementi sufficienti per sostenere che la Smith&Wesson di Fontanesi sia l’arma del delitto. A fine-udienza l’imputato non parla («Non faccio dichiarazioni») e se ne va con la figlia, mentre l’avvocato difensore Giovanni Tarquini non si sottrae ai taccuini: «Siamo fiduciosi, per il semplice motivo che Fontanesi non ha ucciso nesuno. Anche l’aspetto tecnico ha avuto i chiarimenti dovuti. Abbiamo evitato l’astroperizia – ironizza il legale – ed è stato chiarito che l’Ibis 3D è in realtà una banca-dati, non un metodo di comparazione. Fontanesi non vede l’ora di uscire da questo calvario».(t.s.)
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