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Rivoluzione al 118, tra cinque mesi risponderà da Parma

di Elisa Pederzoli
Rivoluzione al 118, tra cinque mesi risponderà da Parma

A ottobre la Centrale Emilia Nord, entro dicembre si unirà anche Piacenza. Sette operatori affiancheranno i colleghi d’oltre Enza per almeno un anno

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REGGIO EMILIA

Sette ottobre 2014. La data è stata fissata: da quel giorno, quando dalla provincia di Reggio si chiamerà il 118, a rispondere saranno gli operatori dell’emergenza che siedono nella centrale operativa di Parma.

Dopo una lunga programmazione di razionalizzazione del servizio che coinvolge l’intera regione – il piano è la riduzione a tre delle centrali operative in Emila Romagna – anche la nascita della Centrale Emilia Nord e la contestuale “chiusura” di quella di Reggio sembra ormai cosa fatta. «E’ possibile una brevissima dilazione – ci tiene a sottolineare la dottoressa Anna Maria Ferrari, direttore di Pronto Soccorso e Medicina d’urgenza – ma per al massimo la metà di ottobre, il trasferimento ci sarà». Poi, a dicembre, toccherà a Piacenza. La Centrale Emilia Centro, invece, è operativa già dal mese di gennaio, con l’unione tra Bologna e Ferrara. Entro giugno si aggiungerà Modena. Mentre in Romagna il servizio unico incentrato su Ravenna è realtà da cinque anni.

Anche per Reggio, sono due le questioni cruciali da affrontare in questi mesi: il futuro del personale locale e del servizio stesso. «I nostri operatori sono 22. Una larga fetta continuerà a restare a Reggio, dove la centrale rimarrà in funzione. Non ovviamente per quanto riguarda la gestione dell’emergenza, ma per l’organizzazione dei mezzi, i trasporti interospedalieri con un responsabile medico e uno infermieristico – spiega la Ferrari – Sette, invece, verranno temporaneamente dislocati su Parma per trasferire il know how dei percorsi, delle procedure, tutta la cartografia e per l’addestramento dei colleghi di Parma». «Per ora abbiamo stabilito che restino un anno, ma resteranno per il tempo che sarà necessario – evidenzia – quando torneranno a Reggio rimarranno nel sistema dell’emergenza. Sono professionalità molto preziose, con una lunga formazione dedicata e una grossa esperienza. Devono essere utilizzate nel modo giusto e non devono essere disperse».

L’altra questione, ed è quella che probabilmente impensierisce di più i cittadini, riguarda il servizio. Nel corso del 2013, sono state qualcosa come 43.554 le emergenze gestite su tutto il territorio dal nostro 118 (le chiamate che sono passate dalla centrale anche 4mila in più). Da ottobre, tale flusso verrà gestito da un’altra provincia. «Per i cittadini non cambierà nulla se non che chi risponderà avrà un accento diverso – assicura il direttore della Medicina d’urgenza – I mezzi, i medici e gli infermieri saranno sempre gli stessi; saranno gli stessi i percorsi e le modalità; il volontariato, con cui abbiamo già avuto degli incontri, risponderanno esattamente come prima anche se guidati da Parma. Stiamo aggiornando le tecnologie perchè tutto avvenga nel modo più indolore possibile». «E’ chiaro che siamo in una fase di passaggio – conclude – La nostra centrale in vent’anni si è adattata come un guanto alla realtà. Bisognerà trasferire tutto questo a un’altra centrale, dove si potrà contare su tecnologie più avanzate e più sicure. Ovviamente, ci vorrà il suo tempo».

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