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Scatta il primo sciopero globale un reggiano tra gli organizzatori

Scatta il primo sciopero globale un reggiano tra gli organizzatori

Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil, a New York per il lancio della campagna I dipendenti dei fast food incroceranno le braccia il 15 maggio dall’Italia agli Usa all’Australia

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Sarà una data storica quella del 15 maggio per i dipendenti dei fast food, in Italia come in tutto il resto del mondo: è infatti in programma la loro mobilitazione planetaria che li vedrà scendere nelle piazze rivendicando maggiori diritti e migliori condizioni salariali. Tra gli organizzatori del primo sciopero globale della storia, c’è un sindacalista reggiano.

I lavoratori di McDonald's, Burger King, Wendy, Kfc - solo per citarne alcuni - incroceranno le braccia dagli Stati Uniti alla Corea del Sud, dal Marocco al Malawi, dall'Australia alle Filippine; in Europa saranno cinque le nazioni coinvolte tra cui l'Italia (la paga minima qui è di 7,8 euro lordi all'ora al netto dei costi sanitari) con scioperi a Venezia, Milano e Roma e una mobilitazione sulla riviera romagnola.

Tutto questo è il risultato di un percorso iniziato nel novembre 2012, col primo sciopero di 200 dipendenti di fast-food. Da allora la protesta è andata montando sino a culminare nel grande incontro mondiale della settimana scorsa a New York dei rappresentanti dei lavoratori di fast food coordinati dalla "International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers' Associations" (Iuf), una federazione composta da 396 associazioni sindacali, 126 Paesi e 12 milioni di lavoratori.

A New York, per il lancio della campagna mondiale, e al picchetto davanti a un McDonald's di Chelsea con le delegazioni sindacali di paesi di tutto il mondo, un reggiano in rappresentanza dei lavoratori italiani, Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil, sigla associata allo Iuf. Obiettivo della riunione nella Grande Mela: impostare una strategia mondiale e superare i localismi.

«Una cosa mai vista per gli Stati Uniti - ci spiega Sesena - ma l'onda si è propagata in brevissimo tempo in tutto il globo. Parliamo di ambiti lavorativi in cui è lecito riesumare la categoria dello schiavismo, una riedizione in salsa moderna del fordismo».

Le paghe da fame e la quasi totale assenza di diritti hanno spinto, negli Usa, ad intervenire lo stesso Obama, stoppato però dal partito conservatore al Congresso. «All'azione globale del 15 maggio seguirà, il giorno dopo in Italia, lo sciopero generale unitario di Cgil, Cisl e Uil sul contratto nazionale del turismo applicato dai fast-food che il Fipe ha disdetto - continua Sesena - non crediate che nel nostro paese vi siano condizioni migliori. Con McDonald's Italia non esistono relazioni sindacali strutturate, la situazione è di difficilissima gestione».

Esclusivamente nei paesi dell'Europa del Nord, dove appunto è la legge a stabilire obblighi ferrei per le multinazionali nei confronti dei lavoratori e dei sindacati, i diritti sono maggiormente tutelati. «In Italia no - prosegue il sindacalista - qui passa il concetto del "lavoro basta che ci sia" mettendo da parte le condizioni minime della qualità del lavoro stesso. Vergognosi gli spot pubblicitari di McDonald's in cui si evidenzia il numero di posti di lavoro creati dall'azienda. I dipendenti non sono numeri, ai dipendenti devono essere garantiti i diritti minimi fondamentali».

La crisi economica non ha fatto che irrigidire ancora di più i rapporti sindacali con tali multinazionali oltre che aumentare a dismisura casi di sfruttamento e di imposizione di condizioni durissime sul luogo di lavoro.

«McDonald's qualche anno fa era un posto di passaggio - chiude Sesena - un luogo di lavoro temporaneo in attesa di una sistemazione migliore. Ora no, ora è un posto di lavoro da difendere con i denti. Questa è la classica situazione che si ritorce sui lavoratori, permettendo alle multinazionali di dettare le condizioni senza temere contraddittorio né proteste. Dopo la mobilitazione mondiale del 15 maggio, ci auguriamo tutti, questa situazione intollerabile finalmente cesserà».

Andrea Montanari

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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