Gli assi del jazz al Matterello con Di Sabatino
Questa sera a Rubiera il pianista insieme ai Trace Elements, musica sulla strada fra Italia e America
RUBIERA. «Mi piace rischiare e sperimentare. Quando inizio un progetto la mia mente scappa subito verso il prossimo ma sullo sfondo resta sempre il mio amore per la melodia».
È questa la “professione musicale” di Paolo Di Sabatino, pianista e leader dei Trace Elements, il trio di jazzisti a metà tra Italia e Stati Uniti che stasera alle 20 si esibirà al Matterello di Rubiera nell’unica data reggiana del tour. Un progetto che nasce dalla multiforme curiosità musicale del pianista teramano, che all’attivo ha collaborazioni con i migliori jazzisti italiani e non solo, da Rava a Fresu, passando per Cobhan e Kanitz, ma anche con cantanti pop come Antonella Ruggiero e Mario Biondi. Un viaggio che lo ha portato a incontrare il guru della batteria Peter Eskins, uno dei più influenti maestri dello strumento degli ultimi decenni e il basso di Gary Willis.
«L’idea dei Trace Elements nasce dalle mie esperienze e dagli incontri che ho fatto in questi anni – spiega Di Sabatino –. Ho un trio italiano con cui suoniamo di tutto: sono una persona curiosa, mi piace passare da un progetto all’altro. Eskins ha suonato praticamente con tutto il mondo ed è uno dei maestri della batteria: dai Wheater Report a Joni Mitchell, ma l’elenco è quasi infinito. Gary Willis purtroppo ha avuto un problema di salute e con noi sul palco ci sarà Janek Gwizdala al basso».
Trace Elements è l’ultimo progetto del musicista abruzzese. La maggior parte dei brani è costruita attorno alle composizioni al piano di Di Sabatino, ma contiene anche alcuni standard, come “Nature Boy”. L’album verrà pubblicato dall’etichetta giapponese del compositore e uscirà in allegato con il prossimo numero della rivista “Musica Jazz”. «Mi piacerebbe che ci fosse maggiore curiosità da parte dei fruitori, non fermandosi ai soliti grandi nomi, perché il livello della scena jazz in Italia è alto». Una musica, quella del trio, con influenze molto vaste, figlia delle numerose passioni del teramano. «Nel jazz ho influenze abbastanza sui generis, mi piacciono la musica brasiliana, l’elettronica, ma soprattutto ho una passione per la canzone, e la melodia è sempre presente nei miei lavori».
Daniele Valisena
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