Protesta contro i test Invalsi, arriva la Digos
Megafoni, volantini, discussioni accese con studenti e insegnanti, tanto da provocare l'intervento della Digos. Questo quanto accaduto ieri mattina al polo scolastico di via Makallé, dove il...
Megafoni, volantini, discussioni accese con studenti e insegnanti, tanto da provocare l'intervento della Digos. Questo quanto accaduto ieri mattina al polo scolastico di via Makallé, dove il collettivo degli Studenti autorganizzati di Reggio ha organizzato un presidio per invitare gli studenti a boicottare i test Invalsi.
Dalle 8.30, i giovani del gruppo studentesco hanno presidiato il cortile del polo scolastico, fermando gli studenti e invitandoli a invalidare i test, distribuendo volantini e compiendo un'azione di disturbo con megafoni e altoparlanti. «Volevamo far conoscere l'idea che sta dietro a questi test, che non è resa nota agli studenti - spiega uno degli attivisti - Alcuni presidi hanno avuto da ridire, intimandoci di andarcene, tanto che è arrivata persino la Digos. Noi abbiamo continuato la nostra azione fino all'intervallo. Purtroppo la risposta degli studenti reggiani non è stata alta come in altre città». Una mattinata di «opposizione e contro-informazione», spiegano gli attivisti del collettivo reggiano, pensata per «contrastare la deriva della scuola pubblica verso il modello della scuola-azienda». L'azione, organizzata in maniera capillare in tutta Italia, era stata pensata come una protesta e un vero e proprio boicottaggio del test Invalsi, una prova standardizzata compilata dal Ministero della Pubblica istruzione per valutare la preparazione degli studenti in tutte le scuole d'Italia. Sui volantini e sul sito di Studenti autorganizzati si spiegano le ragioni della protesta. «Ci dicono che sono anonimi, invece tramite il codice Sidi si può risalire allo studente che ha compilato il test. I questionari sono a crocette, sistema che non dà modo allo studente di provare le sue capacità, ma mirano a indagare solo un sapere nozionistico. Infine sono inviati a ogni scuola, dal professionale al liceo, senza tenere conto di alcuna specificità». Il test, affermano gli studenti, potrebbe «venire inseriti nella prova finale», e pur dichiarandosi favorevoli all'utilizzo di un sistema per la valutazione della scuola pubblica, la rappresentanza studentesca esprime serie preoccupazioni nel caso i test venissero utilizzati per «a distribuzione dei finanziamenti in base a una falsa meritocrazia». (d.v.)
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