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In orbace per la Prampolini, è polemica

In orbace per la Prampolini, è polemica

Due candidati di Sel s’imbattono nel banchetto della candidata del centrodestra allestito da due in camicia nera

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In orbace. Nel 2014. A un banchetto elettorale in centro a Reggio Emilia, città medaglia d’oro della Resistenza. A denunciare l’accaduto due militanti di Sinistra, Ecologia e Libertà, Cosimo Pederzoli e Eduardo Raia, candidati di Sel per il consiglio comunale, i quali riferiscono quanto visto e udito martedì mattina in piazza Prampolini al banchetto di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, una delle liste che appoggiano Donatella Prampolini: «Vi era - scrivono in una nota - un signore in camicia nera, con pantalone verde militare. Abbiamo chiesto se il colore fosse casuale. Un altro attivista ci ha confessato: beh, questa è la nostra storia, che cosa ci vuoi fare? Quello con la camicia nera, però, si è smarcato, dicendo che il colore era un caso».

A quel punto la requisitoria si sarebbe fermata. Il discorso, però, è caduto sul tema dell'immigrazione. Questa la linea sostenuta dai titolari del banchetto: «Tolleranza zero, ognuno stia a casa propria». Non solo: «Dobbiamo intercettarli in acque libiche e prenderli a cannonate, sparare come fanno in Spagna». La misura è colma per i due esponenti di Sel, che chiamano in causa Donatella Prampolini, invitandola ad allontanare questo genere di sostenitori: «Cacci - dicono - i fascisti dalla propria coalizione, per rispetto verso la propria città, soprattutto dopo l'ennesima strage di migranti. Il sottoinsieme di Fratelli d'Italia e Alleanza Nazionale, se utilizza questi toni e rispolvera camicie nere, non può essere che un danno per Reggio Emilia. Vogliamo dirlo prima di tutto alla candidata Prampolini, che più volte si è pubblicamente dichiarata cattolica (a braccetto con Cristiano Magdi Allam) e alla quale consigliamo di ripassare o far leggere ai propri alleati il capitolo sull'immigrazione della Dottrina sociale della Chiesa». Donatella Prampolini non si scompone e liquida l'intervento come una "polemica strumentale». «Sono cattolica - dice - e non mi sognerei mai di sparare sugli immigrati. Tuttavia e' un problema che esula dai quattordici punti del programma della mia coalizione, essendo di competenza del governo e del parlamento. A livello comunale penso che lo straniero che rispetta le regole e ama la città abbia diritto di essere considerato alla stregua di ogni altro cittadino. Vogliamo rivedere soltanto il criterio dell'accesso ai servizi, per il quale si deve esigere che si abbia la residenza da qualche anno. Altrimenti si penalizzano gli stessi stranieri che si vedono scavalcare dai nuovi arrivati. Per quanto riguarda l'ingresso dei profughi nel nostro paese Fratelli d'Italia ha diritto di avere le sue opinioni e di farne propaganda, poichè compete anche per il parlamento europeo. Il programma delle elezioni amministrative è un'altra cosa. Io credo che a Reggio si debba evitare la ghettizzazione e perseguire un'integrazione reale e non di facciata».

Luciano Salsi

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