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Delrio: «A Reggio il rancore non vincerà»

di Massimo Sesena
Delrio: «A Reggio il rancore non vincerà»

Il sottosegretario domani al fianco del premier: «Spero che i reggiani perdano per un attimo il loro aplomb»

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REGGIO. «Sono rimasto molto colpito da questa caduta in basso, spiegabile soltanto con il clima di odio e rancore che qualcuno che non ha a cuore l’Italia continua ad alimentare. Anche a Reggio, con questa storiaccia della lettera a Luca Vecchi. A lui e alla sua famiglia va tutta la mia solidarietà e il mio appoggio, anche politico. Sono certo che vinceremo anche questa battaglia contro i mestatori di fango. E Luca sarà un ottimo sindaco».

Dal suo ufficio di Palazzo Chigi ha ricevuto da poco le notizie sul “giorno dei veleni” che ha investito la campagna elettorale a Reggio. E Graziano Delrio, alla vigilia del suo ritorno in città, non ha dubbi. Nè sulla matrice di questa caduta di stile nè sul risultato finale: «Alla fine - dice - la politica del rancore non passerà, non vincerà. Il paese sta comprendendo che adesso c’è una classe politica che vuole davvero voltare pagina. Lo vedo girando l’Italia, l’ho visto ieri (mercoledì, ndr) quand’ero con Renzi al Sud, in piazze nient’affatto facili come Napoli o Reggio Calabria. E l’ho visto a Pordenone, all’adunata degli Alpini».

E domani sarà a Reggio con il premier per sostenere la candidatura di Vecchi. Che cosa si aspetta?

«Mi aspetto che per una sera la mia città perda il suo aplomb e dimostri che è fatta di gente che preferisce rimboccarsi le maniche e provare ad aggiustare le cose invece che sfasciarle».

E’ il mantra del governo. Vale anche adesso che l’Italia sembra rivivere l’incubo di una nuova Tangentopoli?

«Non credo che si possa dire che il governo possa essere accusato di ambiguità su queste vicende. Abbiamo al lavoro con noi Nicola Gratteri che è da sempre uno dei magistrati più attivi nella lotta alla criminalità organizzata. E abbiamo nominato Raffaele Cantone commissario anticorruzione. Proprio mercoledì a Reggio Calabria abbiamo dato vita al Coordinamento per la Calabria, una regione a cui il governo è vicinissimo nella lotta alle infiltrazioni della criminalità. Detto questo, rispetto alle indagini sull’Expo, io penso che si debbano arrestare i ladri, non i cantieri».

Anche Reggio è stata lambita dalle inchieste su Expo. Tra gli indagati risulta esserci anche Filippo Lodetti, manager di Reggio Parcheggi, l’azienda che sta costruendo il contestatissimo Park Vittoria. La candidata del centrodestra, ha chiesto formalmente al Comune di fermare i lavori per due mesi.

«Siamo in campagna elettorale e le mosse strumentali si sprecano. Il Park Vittoria è un’opera che non costerà un euro alla collettività e che restituirà alla città una piazza più bella di quella che c’era prima, oltre a un parcheggio sotterranno di cui i cittadini potranno usufruire. Per il resto, tutto quello che va nella direzione della trasparenza a me va bene, anche se non appartengo e non apparterrò mai al partito di chi pensa di risolvere tutti i problemi con le manette».

Lei ha parlato del riscontro che il governo e Renzi stanno avendo tra la gente. Pensa che si tradurrà in un successo elettorale per il Pd.

«In tutto l’Occidente chi sta in questo momento governando paga un prezzo. E’ sempre stato così in tempi di crisi. E tuttavia, proprio per la reazione di fiducia che avverto tra la gente, credo che alla fine il Pd sorpasserà il Movimento 5 Stelle, sconfiggendo proprio quella politica del tanto peggio tanto meglio, la politica del rancore che sembra essere l’unico argomento a disposizione».

E gli argomenti del governo? Ottanta euro a parte, il resto ancora non si vede...

«Sbagliato: il Paese ci sta fornendo indicatori positivi, che ci dicono che siamo sulla strada giusta. Penso ai riscontri sulla Legge Sabattini (quella che registra i passaggi di proprietà dei macchinari delle imprese) che ha già portato, in poche settimane 3 mila richieste d’acquisto e 900 milioni. Penso inoltre al gettito dell’Iva che è cresciuto sensibilmente dando il chiaro segnale di una inversione di tendenza».

Il nodo resta l’occupazione...

«In queste settimane il governo sta risolvendo alcune crisi aziendali e allo stesso tempo sta mettendo le basi per una politica industriale che nel nostro Paese manca da troppo tempo: per le acciaierie di Piombino ora siamo in grado di trovare un partner industriale che consenta di salvare e rilanciare l’occupazione. Siamo ormai pronti per la quotazione in Borsa di Fincantieri. Abbiamo chiuso, assieme ai sindacati una importantissima vertenza come quella dell’Electrolux. E quest’ultima vicenda è la dimostrazione che noi, i sindacati, li vogliamo ascoltare, vogliamo collaborare con le organizzazioni sindacali».

Invero, i sindacati non sono molto entusiasti del Job Act...

«Sbagliano: con il decreto lavoro e con il disegno di legge vogliamo rendere più libere le aziende di assumere personale».

Alt: i sindacati dicono che si creerebbe solo più precariato...

«Sbagliano. Innanzi tutto a non considerare il contesto storico in cui ci muoviamo. Oggi l’obiettivo a breve termine è far lavorare più gente possibile. Poi, l’obiettivo di più lungo respiro è certamente quello di stabilizzare il lavoro, attraverso l’istituzione di contratti a tutele crescenti».

La Cgil contesta l’abolizione della causale nei contratti a termine.

«Un falso problema. Anche quando c’era l’obbligo della causale il 70 % dei contratti era a termine. Il punto semmai è vigilare e punire chi abusa di questo strumento».

Non è tuttavia solo una questione normativa..

«Esatto. Non a caso, gli altri pilastri della nostra azione riguardano più strettamente i lavoratori e le imprese. Penso al tema del credito alle imprese e a quello dei centri per l’impiego».

Per i centri per l’impiego cosa cambierà?

«Oggi questi centri non sono altro che centri di raccolta dei disoccupati, o meglio, della loro domanda di lavoro. Una domanda che non incontra mai l’offerta. Ora noi vogliamo far incrociare domanda e offerta».

In che modo?

«Uno degli strumenti che sta dando ottimi risultati è la cosiddetta Garanzia Giovani che ha già fatto registrare 40mila giovani iscritti. In questi giorni ha aderito anche la Sicilia che era l’unica regione che mancava. Il protocollo obbliga a trovare un lavoro al giovane disoccupato entro quattro mesi dalla sua iscrizione delle liste. E’ una misura più logica e strutturata del semplice sussidio di disoccupazione».

E le imprese?

«Il problema dell’accesso al credito resta uno dei problemi più gravi. Importante l’apporto che sta dando il Fondo centrale di garanzia. Eppoi proseguiremo con lo sblocco dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Vogliamo azzerare i debiti con le imprese e ci riusciremo».

massimosesena

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