Morì dopo il pugno, un 32enne a processo
Rinvio a giudizio per il dominicano che colpì Marco Davoli, il 53enne morì nove giorno dopo
E’ stato rinviato a giudizio per omicidio preterintenzionale il 32enne Algenis Favia, originario della Repubblica Dominicana. E’ accusato della morte di Marco Davoli, il 53enne deceduto dopo essere stato colpito da un pugno il 9 settembre dello scorso anno.
La prima udienza del processo è fissata per il 20 ottobre prossimo, davanti alla Corte d’Assise. A difendere l’uomo è l’avvocato Vainer Burani. La famiglia di Davoli si è costituita parte civile: la madre, il fratello e un figlio con l’avvocato Giovanni Tarquini, la moglie e l’altra figlioletta con l’avvocatessa Federica Martone.
«Si fa fatica a vivere – commenta la madre di Davoli, Edmea Bigi, che ieri mattina era presente nel palazzo di giustizia all’udienza preliminare davanti al gup Giovanni Ghini – E’ stata una cosa troppo grossa per una madre, per la sua famiglia. Ora, seguiremo il processo anche se è dura. Ma un po’ deve pagare per quello che è successo...».
La donna da tempo denuncia il dolore e la difficoltà che prova ogni giorno, nel trovarsi spesso davanti il giovane che ha colpito il figlio e che in questi mesi è sempre rimasto indagato a piede libero.
Quella sera di settembre, tra i due scoppiò un litigio mentre si trovavano in un bar di via Emilia Ospizio. Culminata con un contatto fisico tra i due, nel portico dietro al locale. Per la difesa si trattò di una manata, per l’accusa, invece si un pugno vero e proprio. Ad ogni modo, Davoli per il colpo preso cadde a terra, andando a sbattere violentemente la testa contro il cordolo del marciapiede.
Quando sul posto arrivarono le Volanti, il dominicato si era già allontanato. Mentre Davoli venne caricato sull’ambulanza e trasferito d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Nuova.
Nei giorni successivi, sul caso partirono le indagini degli uomini della Squadra mobile. Per cercare di identificare l’aggressore.
Fu lui, in seguito, a costituirsi con il suo avvocato.
Nove giorni dopo il litigio e quella botta, purtroppo Davoli cessò di vivere nel letto della Rianimazione del Santa Maria Nuova dove era ricoverato.
L’esito dell’autopsia, secondo l’accusa, ha collegato quanto avvenuto quella sera con la morte dell’operaio.
Ora, toccherà ai giudici di Assiste giudicare quello che accadde. (el.pe)
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