«Nello stesso punto uccisero nostra zia»
Correggio, i figli di Zena Pietri sul passaggio maledetto: «Vari incidenti mortali nel corso degli anni»
CORREGGIO. Non avevano ancora chiara la dinamica della morte della mamma Zena Pietri, Simone e Fabrizio Artoni. E’ toccato a loro, mercoledì sera, il compito di riconoscerla e subito hanno tentato di capire perché la donna che guidava l’auto, la Fiat Punto grigia che ha travolto la madre, non si sia fermata nonostante il semaforo segnasse chiaramente “rosso”.
«E’ stato un terribile incidente – spiegano – abbiamo visto i segni blu sulla strada (segnati dalla municipale per i rilievi di rito, ndr) e abbiamo cercato di capire cosa fosse successo».
Mercoledì pomeriggio, infatti, i due fratelli non sono riusciti ad arrivare per tempo sul luogo dell’incidente: «Io ero in Germania – ha spiegato il più giovane dei due fratelli Artoni – e ho ricevuto una telefonata da un amico che aveva sentito il terribile rumore dell’impatto. Essendo troppo lontano, ho avvisato mio fratello che è corso prima a Correggio poi subito all’ospedale Santa Maria». Una volta raggiunto l’ospedale, però, le notizie sono state tutt’altro che buone.
«Mi hanno detto che la mamma aveva un trauma celebrale, una brutta frattura al bacino e che avrebbero fatto di tutto per fermare l’emorragia, ma dopo 30 minuti hanno detto che il suo cuore non aveva retto». Un dolore troppo grande da sopportare anche perché quello dove ha perso la vita la mamma per loro è un “passaggio maledetto” in cui fu investita anche un’altra loro parente. «Vent’anni fa su quell’attraversamento morì anche la zia di nostra mamma, Nina Riccò. La investì un’auto mentre lei stava attraversando la strada a piedi. Nel corso degli anni ci sono stati altri incidenti mortali, più o meno gravi. Adesso tenteremo di capire cosa è successo a nostra mamma ma vorremmo invitare anche chi si occupa della sicurezza a rivedere quel tratto di strada». (s.p.)
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