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Prampolini: «Tolleranza zero»

di Martina Riccò
Prampolini: «Tolleranza zero»

Il candidato sindaco del centrodestra invita le forze dell’ordine «a lavorare meglio e in rete»

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REGGIO. Elezioni alle porte, richieste dei cittadini raccolte nero su bianco, candidati sindaco invitati a rispondere in modo limpido e sintetico. Niente di meglio per prepararsi al voto del 25 maggio. Soprattutto perché, questa volta, il dibattito si svilupperà attorno ai problemi sollevati dai reggiani. Al di fuori di ogni sterile polemica. La prima a rispondere agli input lanciati dai cittadini è Donatella Prampolini, candidata sindaco della coalizione di centrodestra.

Partiamo dal quartiere della stazione: i residenti sono stanchi di assistere al via vai di prostitute e clienti a qualsiasi ora. Qualche idea per risolvere il problema?

«Noi abbiamo fatto tanti incontri nella zona della stazione, con comitati e cittadini, e abbiamo ben chiaro in testa che, per risolvere il problema della prostituzione, occorre legarlo a quelli della sicurezza, dell'integrazione e del degrado zonale. Prostituzione e microcriminalità partono, in fondo, proprio da lì. Se si creano delle ghettizzazioni, in cui gli italiani sono una misera minoranza, e si fa finta che vada sempre tutto bene, il problema sussisterà. Nel quartiere della stazione, per esempio, in via Eritrea e in via Turri la percentuale di stranieri raggiunge l'80%. E in via 4 Novembre il 60% della popolazione è composta da cinesi. E lì i problemi ci sono, è inutile nasconderlo. Noi siamo favorevoli alla tolleranza zero per chi non rispetta le regole: è il solo modo per fermare il degrado».

Sta parlando delle regole del codice civile e penale?

«Non solo, parlo anche delle regole di buon senso. Molti cittadini si sono lamentati con noi perché, nei vari condomini, c'era qualcuno che cuoceva la carne alle sei del mattino o stendeva in balcone i panni, anche se non si poteva fare. Sono queste piccole cose che rendono difficile la vita delle persone. Noi pensiamo ci vogliano più controlli: bisognerebbe iniziare a verificare quante persone vivono nei vari appartamenti, perché sappiamo che molti proprietari, invece di spendere soldi per la ristrutturazione della loro casa, la affittano in nero. E così, spesso, in un solo appartamento si ammassano decine di inquilini più o meno in regola. Inoltre noi pensiamo si debbano controllare anche le attività commerciali. Insomma bisogna partire dal rispetto delle regole e cercare di smaltire le zone ghetto».

Ma concretamente cosa pensa di poter fare?

«Oltre a far rispettare le regole e aumentare i controlli, inserirei delle attività commerciali di qualità nelle zone degradate. Un esempio per tutti è quello dell'Hotel San Marco, che si trova di fronte alla stazione, tra un ristorante cinese e un call center. La proprietaria, invece di vendere e andarsene da quella zona, ha deciso di investire nel suo hotel, ristrutturandolo e rendendolo una vera chicca. Ora ha clienti che vengono da tutto il mondo».

Quello della sicurezza è un tema che preoccupa molti cittadini. Anche chi abita a Ospizio, Pieve e Masone ha sollevato il problema…

«Quello che pensiamo noi è che le forze dell'ordine dovrebbero lavorare un pochino meglio e soprattutto coordinarsi meglio tra loro. Il sindaco, per esempio, potrebbe fare da tramite tra prefettura e questura e agevolare queste operazioni di rete. Tutto dipende dalla volontà politica».

Altro problema sollevato dai cittadini è quello del mancato pagamento delle spese condominiali…

«Credo che il tema vero sia legato a Iren le cui tariffe sono troppo alte. Se diventerò sindaco ridiscuterò senza paura il rapporto con Iren, questo mostro gigantesco nato dalla fusione di due società, con la testa lontana da Reggio. Da quando Iren è nata non abbiamo avuto servizi migliori a prezzi competitivi, ma servizi peggiori e prezzi sempre più alti».

Cosa risponde ai cittadini residenti a Ospizio, alla Rosta, a Masone, a San Maurizio e a Canali, che chiedono di vivacizzare il loro quartiere?

«Dico che proprio con questo intento è nato il nostro "Piano del commercio". E’ con le attività commerciali e con i servizi che, secondo noi, si può ridare vita ai quartieri di Reggio».

Manutenzione e riqualificazione delle aree verdi: i residenti di Ospizio si lamentano per il "Parco della vergogna", quelli della Rosta per il parco dietro a piazza Neruda e per i prunus di via Wybicki.

«Un'amministrazione comunale, nel momento in cui decide di realizzare aree verdi, deve mettere in conto che quelle aree verdi andranno mantenute. Purtroppo così non è stato. Se noi vogliamo polmoni verdi, i polmoni devono essere curati e non ci si può affidare solo al volontariato».

E che dire della manutenzione di strade, marciapiedi e piazze? Abbiamo raccolto lamentele a Rosta, Ospizio, Pieve, San Maurizio…

«Tutta Reggio è piena di buche. Spesso il problema dipende dalla scelta sbagliata delle pavimentazioni, bisognerebbe non dare troppa carta bianca agli architetti: l'estetica, spesso, mal si concilia con la funzionalità».

Cosa si potrebbe fare per migliorare la raccolta porta a porta dei rifiuti?

«Una cosa sola: smettere di farla. Noi siamo contro il porta a porta perché crea solo problemi logistici alle famiglie, oltre a gravare sulle casse comunali. Non tutti hanno la possibilità di usare un locale della propria abitazione per lo smaltimento dei rifiuti. Noi pensiamo si possa passare a un sistema normale di raccolta differenziata, magari con l'uso di microchip che permettano di controllare chi rispetta la divisione dei rifiuti e chi no. E che permettano di far pagare in base alla produzione di rifiuti».

Entriamo nel vivo di alcuni quartieri. Come affronterebbe il problema del passaggio a livello di via Emilia Ospizio?

«Tutto quello che era stato previsto nel Piano mobilità di dieci anni fa non è mai stato attuato, e ora noi ci troviamo la città tagliata in due e costretta a fermarsi, in attesa di un treno, per più ore al giorno. Bisognerebbe costruire un sottopasso o un sovrappasso, ma non credo sia una cosa attuabile nell'immediato: mancano le risorse. Di sicuro la situazione di via Emilia Ospizio va presa in mano: il nuovo sindaco dovrà fare in modo che l'ente nazionale si interessi alla questione e se ne occupi».

Molti reggiani sono preoccupati per l'imminente chiusura delle circoscrizioni...

«Verranno a mancare le circoscrizioni, è vero, ma se un Comune ascolta i cittadini non è importante che abbia la sua sede in piazza Prampolini o dietro il forno del quartiere. Noi siamo in modalità di ascolto e io, personalmente, credo molto nella rappresentanza. E non smetteremo nemmeno di lasciare usare ai cittadini i locali delle ex circoscrizioni».

Passiamo a Rivalta e precisamente alla bretella.

«Per me la bretella è una castroneria. Se diventerò sindaco non si farà. Il solito piano della mobilità prevedeva la costruzione di una tangenziale che unisse la strada proveniente da Albinea con quella di Puianello ed è proprio quel progetto, secondo noi, a essere il solo perseguibile».

Altri problemi di Rivalta: messa in sicurezza della Statale 63 e chiusura del cantiere della Reggia…

«Per la messa in sicurezza della statale 63 basta usare la testa: basterebbe realizzare un attraversamento pedonale e una zona per pedoni dall'altra parte della strada, dove c'è il tratto riservato alla pista ciclabile. E per la Reggia, che dire? La città va governata per tutti e 5 gli anni di mandato, non solo in campagna elettorale».

A Pieve i residenti chiedono che venga completato il progetto della via Emilia bis.

«Anche questo problema dipende dalla mancata attuazione del piano della mobilità: risale a dieci anni fa e ne è stato portato a termine solo il 10%. È allucinante pensare che da Reggio si arriva a Roma in 40 minuti, ma per attraversare la città si impiega un'ora. Il nuovo sindaco dovrà prendere in mano i progetti: le priorità sono Pieve e Rivalta».

A Canali mancano un centro per gli anziani e dei luoghi di aggregazione per i giovani. Cosa farebbe per loro?

«Il Comune debba mettere a disposizione di anziani e giovani i locali che possiede. Ma il patto è che ci siano a monte progetti chiari: non vogliamo altri Aq 16, per intenderci».

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