Il parroco guida fiaccolata anti-discarica
Carpineti: domani alle 20.30 la manifestazione organizzata dai comitati. Corteo da Colombaia fino all’impianto contestato
CARPINETI. Una fiaccolata contro la discarica di Poiatica. È in programma domani, domenica 18 maggio, organizzata da don Raimondo Zanelli, parroco di Cavola e Corneto, da mesi uno dei principali oppositori della struttura per i rifiuti nel territorio di Carpineti, lungo il corso del Secchia al confine con Toano. Il ritrovo è fissato alle 20.30 alla pista della ruzzola a Colombaia di Secchia, a pochi chilometri da Poiatica, per poi procedere con la luce delle fiaccole verso la discarica stessa. La manifestazione serve per ribadire la contrarietà a Poiatica, e per chiederne quindi l’immediata chiusura, senza ulteriori ampliamenti.
Proprio un intervento di don Zanelli, assieme ai parroci di Valestra e Toano, aveva riacceso le polemiche nell’autunno scorso. I tre sacerdoti avevano usato parole pesantissime, parlando di mortalità elevata e di nascite di bimbi con problemi fisici causati dalla vicinanza ai rifiuti. Una presa di posizione accolta ovviamente con grande favore dal comitato carpinetano nato alcuni anni fa contro Poiatica.
Fra tante discussioni, sembrava che il cammino della discarica dovesse essere relativamente breve. O chiusura col quinto lotto di utilizzo (come richiesto dagli oppositori), ormai terminato. O al massimo un sesto lotto destinato solo agli inerti del trattamento meccanico-biologico (TMB) dei rifiuti, come da vecchi accordi provinciali. All’inizio del 2014, però, la novità presentata dal piano regionale di gestione dei rifiuti, che per Poiatica prevede un afflusso di materiali fra gli 80mila e i 100mila metri cubi annui sino al 2020.
«Poiatica espone a rischi ambientali, sanitari e sociali che nessuno riesce a quantificare, ma che sono innegabili. Lo insegnano anche ai bambini ormai nelle scuole» – sostengono dal comitato Fermare la Discarica – «E di fronte a queste eventualità gran parte della comunità non è più disposta ad accettare di andare oltre. Un milione e 450 mila euro di cosiddetto “ristoro ambientale” non è niente quando alle conseguenze devastanti di una discarica non si può più porre rimedio». E, concludono, «ne faremmo volentieri a meno se il prezzo da pagare siamo noi. Quei soldi sono stati la nostra condanna, ne portiamo la vergogna, la sporcizia e il peso. Sfidiamo altri Comuni ad accettarli sapendo la scia di distruzione che portano con sé». Adriano Arati
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