Scoperta la “centrale del riciclaggio”
Reggiolo, i carabinieri arrestano due fratelli. Nella loro officina veicoli e attrezzi per 100mila euro rubati in Emilia e Toscana
REGGIOLO. Quando i carabinieri di Reggiolo hanno aperto quel magazzino di una ditta per il soccorso stradale, hanno scoperto una specie di “grotta di Alì Babà” ma invece di oro, hanno trovato ogni sorta di moto, auto, scooter, muletti, pneumatici, elettrodomestici, attrezzi da lavoro e apparecchiature meccaniche per un valore di oltre 100 mila euro. Tutto materiale che è risultato provento di furti messi a segno nei mesi scorsi tra Emilia Romagna e Toscana, ed ammassati nel magazzino da due insospettabili fratelli, Marco Demeca, di 20 anni, e Antonio Demeca, 23 anni, entrambi nativi di Carpi ma attualmente residenti a San Martino in Rio.
Una vera e propria “officina del riciclaggio” e della ricettazione di attrezzi e mezzi di ogni genera, annessa ad un’azienda di soccorso stradale che si trova nella zona industriale Ranaro di Reggiolo.
E’ qui che l’altar notte, poco dopo le 4, i carabinieri di Reggiolo si sono insospettiti per la presenza di un’Audi A4 station wagon, parcheggiata davanti all’officina. I carabinieri, infatti, hanno controllato la targa ed è emerso che quell’auto era stata rubata il 17 aprile scorso da una concessionaria di Campagnola. Quindi si sono accorti che l’auto era stata usata da poco tempo, perchè il cofano del motore era ancora caldo.
E infatti, avvicinandosi al capannone dell’officina, i carabinieri hanno udito dei forti rumori di spostamento di materiale. Con l’ausilio dei militari del Nucleo Operativo di Guastalla, giunti sul posto, eseguivano un servizio di sorveglianza che si concludeva dopo mezz’ora, quando dal capannone, appunto, uscivano i due fratelli De Meta. I due, che sono risultati essere i proprietari del capannone, hanno quindi giustificato la loro presenza a quell’insolita ora di notte con la scusa di dover effettuare dei lavori. Ma i carabinieri, non convinti di questa “versione” dei fatti, hanno deciso di dare un’occhiara all’interno del capannone dove hanno trovato un ingente quantitativo di legname, parzialmente già scaricato da un camion Iveco. E’ bastato un controllo per capire che si trattava di un camion, con il relativo carico, che era stato rubato poco prima a Medolla, in provincia di Modena.
I due fratelli, quindi, venivano portati in caserma ed arrestati con l’accusa di furto aggravato. Accusa che, però, potrebbe aggravarsi e comprendere anche il reato di ricettazione, non appena sarà verificata la provenienza, presumibilmente quasi tutta furtiva, di tutta la grande quantità di oggetti - comprese auto, moto, scooter e 2000 litri di gasolio - che sono stati trovati nel capannone-officina di proprietà dei due fratelli di San Martino in Rio. Il sospetto è che facciano parte di una attivissima “catena” di riciclaggio e ricettazione di oggetti proventi di furti in Emilia e Toscana. (f.d.)
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