Casella: «Trasporti, così non va»
Per il candidato sindaco di Comunisti e Reggio Democratica manca un «sistema integrato»
«Il compito della politica è innanzitutto quello di dare risposte ai cittadini, tutto il resto viene dopo». Così Antonio Casella, candidato sindaco della coalizione formata dal Partito dei Comunisti italiani e da Reggio Democratica, inizia a parlare dei temi sollevati dai reggiani.
Prostituzione, microcriminalità, bivacco in strada sono alcuni dei problemi con i quali i residenti della stazione e di Ospizio devono convivere ogni giorno. Cosa farebbe se diventasse sindaco?
«Se un quartiere viene abbandonato, come è successo per la stazione, è normale che diventi un posto dove prostituzione, spaccio e microcriminalità la fanno da padroni. Ecco perché occorre riqualificare i quartieri attraverso la partecipazione attiva dei cittadini. E non solo durante la campagna elettorale. L’unico modo per non fare morire un quartiere è quello di coinvolgere gli abitanti, farli partecipare alla progettazione e alla realizzazione di qualsiasi cosa, dalle aiuole ai parcheggi. Se si riuscisse a far partecipare attivamente i cittadini alla vita di quartiere, prostituzione spaccio e microcriminalità sparirebbero e non ci sarebbe bisogno di aumentare i controlli. Nel vivo della campagna elettorale sono tanti quelli che promettono di aumentare vigili urbani e forze dell’ordine. Ma la realtà è che non ci sono soldi per assumere 5mila nuovi poliziotti, e la questura non smette mai dire che ci saranno sempre meno risorse. Non si possono fare promesse impossibili da mantenere, noi lo sappiamo, e infatti la nostra proposta è più seria: il livello di sicurezza di un determinato quartiere è la conseguenza diretta di come si vive in quel quartiere. Le pistole e le divise servono, ma non è questa la ricetta per aumentare la sicurezza in città».
A proposito di sicurezza, tanti cittadini si sentono minacciati dalla presenza sempre più massiccia di extracomunitari…
«Non credo che la convivenza multietnica sia un problema reale. Mi preoccupa molto di più quando in un quartiere ci sono molto stupidi. La razza, per me, è una sola: quella umana. Detto questo, cosa si dovrebbe fare per rispondere alle esigenze di questi signori? Transennare i quartieri? Fare entrare solo cinque esponenti per ogni nazionalità? È chiaro che nelle zone altamente multietniche, come via Turri o via 4 Novembre, bisogna fare politiche di integrazione. Ma serie. Ci mancherebbe solo che dopo le quote rosa si facessero le quote per i meridionali e quelle per gli immigrati. È sullo scambio di cultura che bisogna puntare, ovviamente nel rispetto delle persone e delle leggi. Un dato: a Reggio Emilia solo l’8% dei giovani extracomunitari frequenta le scuole superiori. È una percentuale terrificante, da terzo mondo, anzi da settimo. Noi vorremmo portarla almeno al 50%, e per ovvi motivi: se un ragazzo smette di andare a scuola in terza media cosa potrà mai fare? Lavoro non ce n’è, quindi si metterà a gironzolare. Ed è così che iniziano i problemi».
Molti cittadini si sono lamentati della scarsa frequenza con cui vengono raccolti i rifiuti differenziati...
«Il problema del porta a porta è che il ritiro dei rifiuti organici avviene il lunedì e il venerdì. Se il sabato mangio pesce sono costretto a tenermi i rifiuti in casa per due giorni e questo, se non ho un giardino o un garage in cui nasconderli, può diventare un problema. Molte persone cosa fanno? Prendono il sacco dell’immondizia e lo portano nei quartieri in cui ci sono i cassonetti: con il porta a porta è nata la categoria del pendolare della spazzatura. Credo che il problema vada affrontato con Iren. Un conto era quando la dirigenza di Agac era sotto casa, un altro è adesso, che per trovare un dirigente di Iren devi fare il giro di mezza Europa. Il punto è che occorre valutare situazione per situazione: c’è chi può contare sul giardino, ma c’è anche chi abita in un condominio e magari è anziano o disabile e non riesce a fare le scale per portare fuori i rifiuti. Tutto questo va risolto».
Come affronterebbe il discorso sulla viabilità? Le lamentele raccolte riguardano soprattutto il passaggio a livello di via Emilia Ospizio, la bretella di Rivalta e la via Emilia bis a Pieve…
«La realizzazione della via Emilia bis è nel nostro programma e va fatta a tutti i costi. La bretella di Rivalta, invece, è l’ennesima dimostrazione di come questa amministrazione non ascolti i cittadini. È la stessa storia dei pilomat e del parcheggio di piazza della Vittoria. Chi meglio di chi vive nel quartiere, potrà mai sapere di cosa ha effettivamente bisogno il quartiere? Per quanto riguarda il passaggio a livello di via Emilia Ospizio, dico che non è più possibile, nel 2014, avere ancora passaggi di treni in centro città. I passaggi a livello andrebbero sostituiti da sottopassi, ma è chiaro che queste opere non si possono affrontare a livello comunale: c’è bisogno che entrino in gioco Provincia e Regione. Ma per risolvere il problema della mobilità, occorre fare una politica dei trasporti seria. Per andare da viale Regina Elena alla rotonda di via Emilia Santo Stefano si impiegano 20 minuti: non si può continuare così».
Cosa intende per “politica dei trasporti seria”?
«Oggi, il 22% dei reggiani lavora fuori Reggio mentre un tempo i pendolari erano il 2%. Queste persone potrebbero usare il treno ed essere a Modena, per esempio, in 12 minuti. Ma in realtà ai 12 minuti di treno ne vanno sommati altri 50 necessari per raggiungere la stazione in autobus. Il trasporto va pensato come sistema integrato tra treni, trenini e autobus. Il 50% dei residenti in provincia di Reggio viene a lavorare in città. Cosa è stato fatto per loro? Delle piste ciclabili. Ma la gente, se abita distante dal luogo di lavoro, non va a lavorare in bicicletta e continua a usare l’automobile. Basterebbe fare una stima di quante persone salgono e scendono a ogni fermata di autobus e treno nelle varie ore del giorno e organizzare il trasporto di conseguenza. Se, alle 8 del mattino, dal treno scendono 60 persone che devono andare a Scandiano, è necessario mettere un trenino che ce le porti. Se ne scendono solo 3, ovviamente no. Allo stesso modo si potrebbero realizzare fermate volanti degli autobus, in modo che i mezzi si possano fermare, negli orari in cui ce n’è bisogno, davanti alle scuole o ai supermercati. E poi perché dopo le 20 gli autobus non circolano più? I commercianti sono costretti, in questo modo, a spostarsi in automobile».
Tante segnalazioni dei cittadini riguardavano la manutenzione stradale...
«Cittadini, state tranquilli: siamo in campagna elettorale e tutte le strade verranno sistemate. Vent’anni fa Reggio era una città speciale, perché era sempre pronta nelle emergenze. Purtroppo l’hanno fatta diventare una città normale: per parlare seriamente di trasporti deve morire un ragazzo, per affrontare il tema della sicurezza ci deve essere un accoltellamento, per la manutenzione delle strade occorre aspettare le elezioni. E che la smettessero di dire che non ci sono i soldi per chiudere le buche: hanno appena stanziato 800mila euro per rifare le fermate degli autobus, da dove li hanno tirati fuori? I soldi ci sono, è che siamo arrivati alla politica del minuto dopo».
La chiusura delle circoscrizioni penalizzerà i cittadini?
«Verrà a crearsi un buco tra il consiglio comunale e il cittadino. La nostra proposta è quella di sostituire le circoscrizioni con dei consigli di quartiere che possano collaborare per migliorare la vita nel territorio. Per esempio rivitalizzando i quartieri. Reggio Democratica ha presentato, non in campagna elettorale, una mozione popolare con più di duemila firme in cui si chiede di dare spazio ai giovani e a chiunque voglia riunirsi per fare cultura. Perché non fare usare i teatri dalle scuole per i laboratori teatrali? Prendiamo l’Ariosto, che ha 60 posti a sedere: se alla fine del laboratorio viene fatta una recita con ingresso a 10 euro, in una sera il Comune ne porta a casa 600. Si deve investire nella cultura, perché con la cultura si mangia».
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