Occupato l’ex magazzino del formaggio
L’edificio di via Gramsci, ripulito dagli attivisti dei centri sociali, destinato a cinque profughi libici
Fino a pochi anni fa era adibito a magazzino del Parmigiano Reggiano. Adesso, potrebbe diventare una casa per i profughi della Libia, arrivati tre anni fa con l'inizio della guerra. Ieri mattina cinque di loro e alcuni attivisti dell'associazione Città Migrante e dei centri sociali Aq16 e Casa Bettola hanno occupato lo stabile di via Gramsci 44, di proprietà del Banco San Geminiano e San Prospero. L'edificio, abbandonato, è composto dal magazzino dove veniva stoccato il formaggio e da una palazzina con due appartamenti e un solaio. «Probabilmente - dice Federica Zambelli, di Città Migrante - era la casa del custode. I magazzini non li tocchiamo, a noi interessano gli appartamenti: abbiamo già iniziato a pulire. Evidentemente era stato reso inagibile, per non farlo abitare: alcune finestre sono murate e le porte scardinate». I giovani l'anno scorso avevano provato un esperimento simile, sempre con alcuni profughi dalla Libia, occupando una palazzina di fianco alla ex centrale elettrica di via Gorizia. «Il 28 aprile quella casa ha compiuto un anno - continua Federica - e nessuno si è mai lamentato. Anzi, ci hanno appoggiato anche gli anziani del circolo che si trova proprio di fronte. Meglio una casa abitata da gente che conosci piuttosto che una casa abbandonata adibita a bivacco».
I cinque profughi dormono in strada da tempo, dopo la fine del percorso di accoglienza iniziato con l'emergenza Nord Africa. Aboubacary Kaba ha 20 anni e quando è sbarcato sulle nostre coste ne aveva poco più di 16. «Ho lasciato la mia famiglia in Mali - spiega Kaba -. Una volta arrivato in Italia, mi hanno accolto in una comunità per minori a Viano. Sono rimasto lì un anno e mezzo ma una volta maggiorenne sono dovuto andare via. Per fortuna la Caritas mi ha ospitato nel dormitorio, dove ho conosciuto gli altri quattro che occuperanno la casa con me».
Dopo tre mesi, però, i profughi sono stati costretti a lasciare anche quel posto, perché c'è un limite di tempo alla permanenza nel centro. Ed è iniziata la parte peggiore della loro vita in Italia: quella da senzatetto. «Insieme agli altri - racconta il giovane - mi sono ritrovato a dormire in stazione e nell'area delle ex Reggiane. Di notte fa paura, non sai mai cosa ti può capitare».
Il problema principale è la mancanza di lavoro. «Qui ho fatto solo 3 mesi di stage - continua Aboubacary - e poi non ho trovato più niente. Come faccio a trovare una casa se non ho il lavoro?" Secondo gli attivisti di Città Migrante e Aq16, l'occupazione è stata fatta alla luce del sole. «Lanciamo un appello alla città - dicono - venite a vedere di persona, e se volete anche a darci una mano. Faremo una lista delle cose che servono per la casa e organizzeremo anche delle cene sociali. Queste persone non fanno nulla di male. Occupano una casa abbandonata e la rimettono a nuovo, per viverci».
Ivan Rocchi
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