Un lancio di rose sulla Mahler l’orchestra “viva”
REGGIO. La conoscevamo quando la dirigeva Claudio Abbado. Ma la Mahler Chamber Orchestra è sempre lei: una creatura speciale dalla vitale reattività. Diretta da Leif Ove Andsnes, ha chiuso la...
REGGIO. La conoscevamo quando la dirigeva Claudio Abbado. Ma la Mahler Chamber Orchestra è sempre lei: una creatura speciale dalla vitale reattività.
Diretta da Leif Ove Andsnes, ha chiuso la stagione dei concerti, suonando al teatro Romolo Valli davanti ad un pubblico folto. I corpi di ciascun musicista si muovevano sulla musica, per consegnare con incantevole semplicità anche i passaggi più contorti. E poi la duttilità stilistica: livelli alti, sia per la musica di repertorio dell’Ottocento sia per le musiche meno note.
Ne era un esempio il programma dell’altra sera con il Concerto n. 5 Imperatore di Beethoven e il Concerto Dumbarton Oaks di Stravinskij; tutti in piedi i 15 strumentisti per ricamare questo brano insidioso, estroverso tecnicamente proibitivo; ognuno qui era solista ma rigorosamente immerso nel “tutto”. Smetteva poi la musica strumentale per lasciare spazio a O Sacrum Convivium di Messiaen con il Prague Philarmonic Choir: voci impalpabili, duttilissime.
Quindi tutti insieme per affrontare la Fantasia di Beethoven e L’Imperatore con Leif Ove Andsnes nel doppio ruolo di pianista a e direttore. Scorrevano fluide le sue mani eleganti, all’interno del rigoroso disegno prestabilito; l’orchestra gli regalava l’ebbrezza ed insieme hanno fatto faville. L’entusiasmo con il quale alla fine sono stati applauditi è stato accresciuto da un coreografico lancio di fiori, E’ successo come ai tempo di Abbado, quando il pubblico reso partecipe di irripetibili meraviglie, desiderava ricambiare l’esclusivo dono della sua musica.
L’altra sera è stata quasi una festa, nel senso che un velo di malinconia, pensando al grande direttore, è passato su qualcuno di loro. E’ successo alla prima viola che dopo aver raccolto una rosa con un sorriso, ha subito abbassato gli occhi rimanendo per qualche istante con lo sguardo fisso a terra.
Giulia Bassi
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