Gazzetta di Reggio

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QUESTO VOTO NON SI RIDUCE A UN DUELLO

QUESTO VOTO NON SI RIDUCE A UN DUELLO

Diciamo la verità: il rapporto tra elettori e parlamentari europei finora è stato un disastro (Reggio in questo senso ha vissuto una situazione particolarmente bizzarra): rapporti zero, conoscenza...

25 maggio 2014
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Diciamo la verità: il rapporto tra elettori e parlamentari europei finora è stato un disastro (Reggio in questo senso ha vissuto una situazione particolarmente bizzarra): rapporti zero, conoscenza dell'attività zero, verifica zero.

In questo contesto restano pochi criteri in base ai quali scegliere: la competenza, quindi il curriculum, la storia politica e professionale; e la disponibilità all'ascolto e all'incontro. La competenza perché le decisioni prese a livello europeo, come abbiamo imparato negli ultimi anni, sono ormai preponderanti rispetto agli atti di governo nazionali e le ricette semplificatorie (no a questo… no a quello) sono irresponsabili. La disponibilità all'ascolto e all'incontro perché tali decisioni vanno a toccare immediatamente la vita quotidiana: anche gli europarlamentari devono essere valutabili. Su questo bisogna ragionare entrando nella cabina elettorale.

La suggestione del "duello finale" rischia di snaturare anche il voto per sindaci e consigli comunali, tradizionalmente il voto più consapevole. Ed è un rischio che arriva in un momento difficile per i municipi, per la loro attività di governo e il rapporto con i cittadini. Qualche settimana fa Ilvo Diamanti, sulla base dell'ultimo rapporto "Gli Italiani e lo Stato" del dicembre 2013, ha lanciato l'allarme sul "declino del territorio", sulla "perdita di riferimenti territoriali". «Vent'anni fa – scrive Diamanti – era esattamente il contrario. I sindaci erano i nuovi sovrani. I veri capi della Repubblica. Eletti direttamente dal popolo». In vent'anni, osserva Diamanti, tutto è cambiato. La fiducia verso i Comuni è collassata, arrivando a quota 30 per cento, 20 punti in meno rispetto alla fine degli anni '90.

Piccoli e grandi scandali, difficoltà finanziarie, investimenti bloccati, l'ineluttabilità della crisi, la tendenza a colpevolizzare ogni profilo istituzionale: tutto può aver contribuito a tale collasso, che potrebbe confermarsi in un tasso di astensione inedito (i dati in arrivo da alcuni paese europei lasciano sbigottiti). E la drammatizzazione del "duello" può fare danni anche qui, trascinando appunto in un'astensione generalizzata chi non ha più voglia di partecipare a questo reality.

Nella nostra provincia, nei 36 Comuni chiamati al voto, probabilmente la passione civile resta ancora forte e l'offerta politica di buona qualità. Ma oggi ci è imposto uno sforzo in più, bisogna ricordarsi che si parla di noi, delle nostre case, delle nostre strade, delle nostre relazioni, dei nostri stili di vita.

Con tutta la stima possibile per Ilvo Diamanti, speriamo che questa volta si sia sbagliato: il collasso politico dei nostri Comuni non è accettabile. Malgrado tutto sono ancora i Comuni la diga più forte allo spaesamento politico e istituzionale che viviamo.

Oggettivamente non tutti i candidati reggiani si sono nascosti dietro il "duello". In tutti i comuni, al di là delle sbraitate fisiologiche in una campagna elettorale, molti hanno proposto analisi e indicato obiettivi concreti.

A Reggio, ad esempio, il dibattito è stato serio, robusto e dall'incrocio tra istanze dei cittadini e proposte dei candidati, è risultato un quadro piuttosto chiaro: l'esigenza di recuperare maggior attenzione alla vivibilità e funzionalità della città, da una parte; il bisogno di una visione del futuro, di attenzione alla qualità dello sviluppo dopo una fase un po' bloccata, dall'altra. Ce n'è abbastanza per lasciarsi alle spalle, almeno per un minuto, il "grande duello" e concentrarsi sui piccoli duelli che davvero contano.

Sandro Moser

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