Gazzetta di Reggio

Reggio

Luca Vecchi sindaco con il 56%

di Massimo Sesena

Spazzate via le civiche d’opposizione, il Movimento 5 stelle tocca il 20% solo nelle frazioni

27 maggio 2014
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REGGIO. Buona la prima. Anzi, ottima. A scacciare il fantasma del primo ballottaggio della storia di Reggio, ci aveva pensato il ciclone Renzi domenica sera, con numeri shock che avevano ammutolito la montante marea grillina e - pur a urne ancora da scrutinare - messo al riparo Luca Vecchi dal rischio di retour-match che avrebbe avuto i contorni di un autentico thriller.

Così non è stato: con il 56,4% Luca Vecchi è il settimo sindaco di Reggio Emilia dal Dopoguerra a oggi.

E lo è in forza di una campagna elettorale che ha vissuto al traino delle fortune e dell’azione del governo Renzi e del Pd nazionale. A dirlo sono anche i dati di queste amministrative, con le liste alleate del Pd che - dati alla mano - registrano percentuali da prefisso telefonico, alimentando l’impietoso sospetto che qualcuno degli stessi candidati di quelle liste, domenica, si sia addirittura dimenticato di andare a votare.

SOTTOZERO. Numeri impietosi, quelli delle “civiche” fiorite attorno alla candidatura di Vecchi. Se si eccettua infatti il dato di Sel (poco sopra la soglia di sopravvivenza del 3%) le altre liste arrivano a malapena all’1 per cento dei consensi. E’ il caso, ad esempio, della lista creata da Matteo Iori “0522 Reggio Chiama” che forse per il fatto di “aver già dato” sul piano del prefisso telefonico scavalla di pochissimo lo zerovirgola. Cosa che faticano invece a fare le altre liste. E non parliamo solo delle civiche nate spontanee a poche settimane dal voto. Quasi non pervenute sono infatti anche liste che riecheggiano partiti veri, ancorché da tempo esangui: Centro Democratico non arriva quasi al mezzo punto percentuale, distaccata di tre-quattro schede dal risultato di quel che resta dell’Italia dei Valori.

Evanescenti, quasi impalpabili, i goliardi dei Leoni di Reggio. Dilaniati da lotte intestine si devono accontentare di una manciata di voti per il capolista e poco altro. Vicini all’1% i candidati della lista più centrista dell’alleanza, ovvero la civica Svoltare. Nessuna di queste liste avrà un proprio rappresentante in Sala Tricolore.

SEL APPESA A UN FILO. Pur avendo superato l’assai scarno 2% che - assieme ai Verdi - nel 2009 portò in dote alla rielezione di Delrio, e attestandosi attorno al 3% dei consensi, l’ingresso di Matteo Sassi in Sala del Tricolore ieri sera non era ancora sicuro. Giochi matematici, algoritmi. E cifre basse. Come, peraltro, quelle delle altre civiche che si contrapponevano a Vecchi.

Se infatti Sassi non è sicuro del seggio in consiglio, quel risultato è un miraggio per i candidati sindaci Antonio Casella, Ernesto D’Andrea, Francesco Fantuzzi. Ce la fa invece per il rotto della cuffia l’altra candidata sindaco, Cinzia Rubertelli che rappresenterà da sola in consiglio le due liste Grande Reggio e Progetto Reggio.

Così, se sul versante della composizione del consiglio si profila in maggioranza un monocolore Pd (magari con una “macchia” rossa di Sel), la spartizione dei tredici banchi che vanno all’opposizione dovrebbe riguardare soltanto il Movimento 5 Stelle, il centrodestra che candidava Donatella Prampolini e il candidato leghista Gianluca Vinci, capace di cavalcare, sia pure in misura ridotta, l’exploit della Lega firmata Salvini.

LO STRANO CASO M5S. Pur arretrando di alcuni punti rispetto alle politiche di un anno fa, il principale antagonista del Pd, il Movimento 5 Stelle porterà in consiglio quattro consiglieri più il candidato sindaco. E questo in forza di una percentuale attorno al 17% che arriva a superare il 20% nelle frazioni come Massenzatico (22%), percentuali che valgono al Movimento il titolo di seconda forza politica cittadina, una posizione che per la prima volta il centrodestra reggiano perde. Circa tre punti percentuali separano infatti la performance nel 2009 del forzista Fabio Filippi da quella odierna alla civica Donatella Prampolini.

IL CENTRODESTRA. A occhio la pattuglia di centrodestra che siederà in consiglio comunale si annuncia più debole di quella del passato, almeno nei numeri. Non foss’altro per il fatto che si è decisamente assottigliata la pattuglia del centrodestra e una sorte analoga tocca oggi persino a quella leghista.

Nonostante abbia mantenuto a galla il Carroccio reggiano, Vinci siederà solo soletto in Consiglio comunale.

A consolarlo - probabilmente soltanto in parte - il fatto che della pattuglia leghista che nel 2009 - sull’onda di un clamoroso exploit che portò la Lega al superare il 15% - è rimasto solo lui: i suoi vecchi compagni di viaggio, passati nei mesi scorsi ad altri lidi, sono ora tutti fuori dai giochi. E da Sala del Tricolore.

massimosesena

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