Gazzetta di Reggio

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“Voci dalla polvere” nella città dell’Ilva

“Voci dalla polvere” nella città dell’Ilva

Lo spettacolo, curato da Maria Antonietta Centoducati, domani sera a Guastalla

27 maggio 2014
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GUASTALLA. “Voci dalla polvere” è il titolo di uno spettacolo che intende ripercorrere il dramma umano e ambientale dell’Ilva di Taranto. Spettacolo che andrà in scena domani sera (ore 21) al centro sociale !Primo Maggio” di Guastalla. La drammaturgia è curata dai Maria Antonietta Centoducati che è anche la protagonista della pièce accanto a Gianni Binelli e con l’accompagnamento musicale del pianista Ovidio Bigi. La serata è promossa dalla Cgil della Zona Bassa reggiana e l’ingresso è libero.

“La città dei 256 camini”, ecco come viene chiamata la città di Taranto. Ma i 256 camini non sono quelli poetici delle case, ma i camini dell’ecomostro affacciato sul mare, l’Ilva.Il più alto si chiama E312, sembra il nome di una navicella spaziale, o di un file segreto. La città che non dorme di notte, i camini sono sempre accesi, la città che si riempie di polvere rossa e nera. Nel gennaio 2012 il fondatore del gruppo Emilio Riva, il figlio Nicola, Luigi Capogrosso direttore dello stabili mento, Ivan Di Maggio dirigente capo area del reparto cokerie e Angelo Cavallo capo area del reparto agglomerato, sono stati indagati con l’accusa di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubbli ci, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.

Lo spettacolo vuole far riflettere su questo gravissimo caso di inquinamento e di diritto al lavoro di migliaia di operai e prende spunto dal romanzo civile “Veleno” di Cristina Zagaria. La protagonista è una giovane donna che lotta per la sua città, per denunciare la drammatica situazione di chi vive e lavora a Taranto. Una lotta portata avanti in anni di raccolta di testimonianze e dati che parlano di disastro ambientale. Altro contributo fondamentale allo spettacolo sono le testimonianze raccolte direttamente dall’attrice Antonietta Centoducati di uomini e donne di ogni età che vivono o vivevano a Taranto, persone che hanno visto “l’ecomostro” dell’Ilva fin da bambini, che conoscono bene i 256 camini e il loro veleno.

Voci che si intersecano, si uniscono, si espandono per diventare un unico grido di denuncia sociale.