«È un sogno, siamo felici all’infinito»
L’entusiasmo di Barnabas Kelemen, il leader della formazione vincitrice
REGGIO. La prima impressione per la vittoria? «Felicità» . E la seconda? «Felicità». Così via anche la terza impressione, «all’infinito», commenta a caldo Barnabas Kelemen, il carismatico primo violino che con il suo Guarneri del Gesù e altri tre strumentisti eccezionali si è aggiudicato la prestigiosa vittoria alla decima edizione del Concorso per Quartetto d’archi. A incrementare lo spessore della sua persona ci si mette il suo sontuoso nome biblico che accanto al cognome appare musicalissimo. Parla, stordito dalla gioia con un’espressione radiosa completamente diversa da quella mostrata al pubblico appena dopo il fatidico annuncio. Forse incredulo, Barnabas è apparso subito impassibile perché quell’annuncio pareva un sogno. «È vero! Non riesco a descrivere l’emozione che provo dall’ammettere quanto sia bello essere ritornati dopo tre anni e conquistare questo premio. Prima di tutto siamo grati al pubblico per la sua presenza e il suo sostegno. Nonostante la massacrante fatica, mi è piaciuto vivere queste giornate così intense e suonare in un teatro così speciale». Mentre si spiega appare sempre più come una personalità dotata di una forte consapevolezza maturata dalla disciplina che comporta l’essere un leader di quartetto qualitativamente eccellente.
Nel comprendere tali dinamiche siamo stati aiutati da Elisabetta Ruzzi che ha ospitato il Kelemen per l’intera settimana. Anche la disposizione del Quartetto Kelemen è particolare con il secondo violino Gabor Homoky che si siede di fronte al primo e a fianco della viola Katalin Kokas moglie di Barnabas l’altro perno del gruppo; tra l’altro in un momento dell’esecuzione si è perfino alzato per voltarle la pagina. «Prima di goderci un meritato riposo – commenta Barnabas – siccome io e mia moglie siamo docenti al Conservatorio di Budapest e di Colona dobbiamo assistere i nostri allievi agli esami, mentre Dora e Gabor che sono più giovani devono affrontare a loro volta degli esami di specializzazione».
Nel commentare questa seconda partecipazione al Borciani, risponde: «Nel 2011 è stato molto differente, essendo usciti dopo la seconda prova. Penso che sia una questione di gusto e di tempo come avviene per una buona “partita” di Brunello di Montalcino: questa volta abbiano raggiunto una maturazione per una grande annata». Circa l’esecuzione di Bartok ribadisce l’amore sviscerato per questo compositore: «Siamo ungheresi come lui, forse anche per questo lo comprendiamo un po’ di più degli altri. Ora suoniamo solo tre quartetti ma è nostro obiettivo suonarli tutti e sei. Vogliamo continuare a studiarlo perché sentiamo che è molto amato».(g.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google