Mezzo secolo di storia delle scuole montane
Libro di Sergio Tamagnini, ex dirigente scolastico, sul crollo demografico nei paesi del crinale
CASTELNOVO MONTI. È stato dirigente scolastico alla Direzione didattica di Castelnovo Monti per 31 anni, esattamente dal 1979 al 2010, tanto che per tutti era semplicemente “il Direttore”.
Ora Sergio Tamagnini, in pensione da pochi anni, ha dato alle stampe un libro intitolato “Un direttore, una scuola, un territorio”, che non attinge soltanto alle sue ricche esperienze personali, ma che, anche attraverso ricerche storiche e di archivio, ripercorre la storia delle istituzioni scolastiche locali a partire dall’immediato dopoguerra fino ai giorni nostri.
Seguendo l’evoluzione delle istituzioni scolastiche, infatti, si possono conoscere non solo i profondi cambiamenti avvenuti nella scuola, ma anche nella società, nei paesi, nelle attività e nella distribuzione della popolazione in Appennino.
Il libro è uscito in questi giorni nelle librerie ed edicole della nostra montagna, e sta già riscuotendo grande interesse. «Ripercorrere la storia della scuola sul territorio comunale è stata un’esperienza davvero coinvolgente ed appassionante – racconta Tamagnini –. Ovviamente a questa ricerca si sono mescolati i miei ricordi personali, ma la cosa che reputo più interessante sono i cambiamenti sociali che emergono da questo percorso. Subito dopo la guerra, per esempio, solo nel capoluogo le scuole elementari erano frequentate da 1500 bambini. Oggi, invece, sono circa 600. E ancora. Alla fine degli anni Cinquanta nel territorio comunale c’erano ben 26 scuole: ogni frazione aveva un numero sufficiente di bambini e spesso gli istituti scolastici erano ospitati in normali case. Molto interessante è stato anche scoprire come sono nati e si sono diffusi gli asili: i primi sono stati quelli parrocchiali, ed anche in questo caso alcuni hanno visto la luce in piccole frazioni.
A Costa de’Grassi, per esempio, aprì un asilo don Angelo Foroni. E poi c’erano numerose scuole serali o estive, anche queste presenti fin nelle più piccole frazioni, che consentivano ai tanti adulti che non avevano la licenza elementare di migliorare il loro livello culturale».
«Si trattava di famiglie di mezzadri, di braccianti – prosegue “il direttore” Tamagnini – e la cosa che colpisce è vedere come non solo in alcune di queste frazioni non ci siano più bambini, ma che piccoli paesini, specialmente del crinale, siano oggi completamente disabitati e di fatto scomparsi». (l.t.)
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