Interessi fuorilegge, banca condannata
Tassi illegittimi addebitati per anni in conto corrente: l’istituto restituisce 140mila euro a una ditta reggiana
REGGIO. Era la banca di fiducia, con la quale “lavoravano” da molti anni. Poi, però, si sono accorti di aver pagato molti più interessi del dovuto. Ora l’istituto di credito dovrà restituire 140mila euro ai clienti in questione, titolari di una ditta edile reggiana, alla quale andrà il maxi risarcimento. La storica azienda, attraverso una causa civile intentata nel 2010, ha trascinato in tribunale a Reggio la banca, realtà di livello nazionale con diversi sportelli nella nostra provincia.
Poche settimane fa il giudice Gianluigi Morlini ha dato ragione alla ditta: una sentenza che ha aperto un’ulteriore breccia, insieme ad altri pronunciamenti del tribunale, dove i giudici sono chiamati ad emettere un numero crescente di sentenze su complicate controversie legali e finanziarie tra banche e aziende.
Con la crisi che incalza, il rapporto tra imprenditori e istituti bancari, infatti, è sempre più compromesso: da una parte le banche che hanno chiuso i rubinetti calcando spesso la mano sul calcolo degli interessi, dall’altra le imprese che devono fare i conti con una liquidità sempre più scarsa. Per questo motivo l’attenzione sui rapporti bancari è sensibilmente aumentata da parte delle aziende, molte delle quali hanno compiuto una ricognizione su conti corrente, prestiti e prodotti finanziari, accorgendosi in diversi casi di essere state “munte” più del dovuto. Materia da arbitraggio, strumento extragidiziale utilizzato a piene mani in passato, ora soppiantato dalle cause in tribunale.
È il caso della ditta edile in questione, che ha chiesto l’intervento del giudice quando si era accorta che la banca aveva capitalizzato per anni gli interessi passivi di due conti corrente, facendo schizzare la cifra pagata all’istituto (cosiddetto anatocismo bancario). La storia non si ferma alla sola capitalizzazione degli interessi: l’azienda ha mosso anche l’accusa di applicazione di interessi oltre il tasso di usura, del pagamento di spese non previste dal contratto e dell’applicazione di commissioni di massimo scoperto considerate illegittime. Tramite una perizia, gli imprenditori hanno messo in fila le somme ritenute indebitamente trattenute dalla banca: conto finale 349mila euro. Ciliegina sulla torta, la segnalazione dell’azienda in centrale rischi da parte della banca. Si tratta di un cervellone elettronico nel quale vengono iscritti i “cattivi” pagatori. Essere compresi nella lista equivale all’esclusione dall’intero circuito del credito, sulla quale, però, il giudice ha dato ragione all’istituto.
La banca, dal canto suo, si è costituita in giudizio, affermando che le condizioni praticate erano del tutto legittime, com’è prassi in questi casi.
La parola è passata poi ai consulenti e alle perizie, con le quali vengono ricostruiti tutti i movimenti in conto corrente.
I documenti sono stati poi valutati dal giudice Morlini, il quale ha condannato la banca a pagare 140mila euro alla ditta oltre agli interessi legali, a rifondere le spese del giudizio (16mila euro) e le spese delle perizie. «Con riferimento alle condizioni praticate dalla banca, è indubbio che, per quanto concerne il periodo precedente il primo luglio 2000, non è possibile la capitalizzazione degli interessi passivi» ha scritto Morlini nella sentenza.
Non è detto, comunque, che la banca non faccia ricorso in appello.
eltidona
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