Lettera anonima e brogli: ora indaga la Dda
La missiva del “Corvo” a Vecchi e le prime verifiche della Digos sono sul tavolo del procuratore Alfonso dell’Antimafia di Bologna
REGGIO
C’è un inquietante filo che lega la lettera anonima ricevuta da Luca Vecchi a pochi giorni dal voto e quanto accaduto nei due seggi (numero 7 e 149) a livello di una quarantina di preferenze espresse per due candidati del Pd al consiglio comunale (Salvatore Scarpino e Teresa Rivetti) e ritenute sospette?
E’ quanto sta cercando di capire la Direzione distrettuale antimafia di Bologna.
Sul tavolo del procuratore Roberto Alfonso vi sono sia la missiva recapitata all’esponente del partito democratico ora sindaco di Reggio (visto che la lettera è stata recapitata ad altri candidati sindaci reggiani e alle redazioni, è stata spedita anche all’Antimafia?), sia le prime valutazioni della Digos che si sta occupando del “Corvo” (gli uomini guidati da Lucio Di Cicco hanno raccolto la denuncia presentata da Vecchi) ma anche dell’inchiesta aperta dalla procura di Reggio (indaga il sostituto procuratore Isabella Chiesi) sulle anomalie riscontrate dal Movimento 5 Stelle nelle citate preferenze.
Su queste due vicende gli inquirenti ci vanno con i piedi di piombo, partendo da un’unica certezza, cioè che la lettera anonima e le preferenze ritenute sospette affondano le radici nella comunità cutrese che vive a Reggio: da un lato i presunti legami di parentela della moglie del sindaco con ambienti calabresi in odore di criminalità, dall’altro l’origine sempre calabrese dei due consiglieri comunali (Scarpino e Rivetti) a cui si riferiscono le preferenze che parrebbero scritte dalla stessa grafia.
Una base di partenza che può indicare due facce della stessa medaglia, cioè un’opera di diffamazione che ad arte ha voluto “colpire” Vecchi e chi politicamente lo sostiene. Una macchina del fango per arrivare a quali obiettivi? Per mettere sotto pressione chi ora guida la città, ma con quali mire?
Se su queste due oscure vicende possa c’entrare la criminalità organizzata marchiata ’ndrangheta lo vuole chiarire ora l’Antimafia, anche perché l’attenzione su Reggio è altissima, visto l’allarme creato dagli incendi dolosi in serie e il prospettarsi, tramite alcune inchieste, di reati “spia” che tradiscono un’attività a dir poco lucrosa sul versante mafioso.
Un clima che gli investigatori ritengono in fibrillazione – complice anche la crisi economica che ha impoverito la “torta” aggredita dai clan – da qui il sospetto che si cerchi di condizionare anche la politica. Sia il primo cittadino che i due consiglieri comunali si sono dichiarati altamente danneggiati da quanto accaduto ed intendono tutelarsi legalmente per difendere la propria onorabilità e dignità.
Intanto la Digos prosegue negli accertamenti preliminari che, presto, porteranno alla perizia calligrafica sulle schede elettorali “incriminate”.
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