Majorca verso la chiusura bloccati i finanziamenti
Scandiano: 78 dipendenti tornano di nuovo in cassa integrazione straordinaria La proprietà (senza aiuti dalle banche) ormai punta alla cessazione dell’attività
SCANDIANO. Chiusura dell’attività vicinissima, 78 persone in cassa integrazione straordinaria e con mesi di spettanze arretrate, un presidio dimostrativo per bloccare la vendita della merce. Suonano campane molto cupe per il futuro della ceramica Majorca di Pratissolo, che sembrava essersi riassestata dopo mesi di sofferenze, di stipendi non pagati e di blocco della produzione. Invece, la situazione è nuovamente peggiorata, e la settimana scorsa la proprietà ha presentato le carte per la cessazione dell’attività al ministero, e per 78 dipendenti è scattata la cassa integrazione straordinaria, ammortizzatore sociale che arriva solitamente in caso di chiusura. Ieri mattina davanti alla Majorca è stato organizzato un presidio dimostrativo per bloccare l’attività della distribuzione, unico reparto ancora funzionante.
Ad organizzarlo, la Filcam Cgil, unico sindacato presente nella ceramica di Pratissolo, e dalla rappresentanza sindacale aziendale. Tanti i motivi di lamentela, spiega Luigi Ferrari di Cgil Ceramiche «i mancati pagamenti di diverse mensilità, fra stipendi ordinari e conguagli». Il presidio è servito per bloccare il lavoro nella distribuzione e impedire di “disperdere” i beni ancora nella disponibilità della Majorca, in questo caso le mattonelle. La situazione dell’azienda sembrava essere migliorata in febbraio, quando era stato ottenuto un finanziamento dalle banche, necessario per ottenere la liquidità con cui comprare le materie prime e riprende la produzione. Per qualche settimana le linee hanno ripreso a lavorare, poi sono arrivati nuovi problemi bancari, anche in seguito alle ingiunzioni presentate da alcuni creditori della Majorca. Risultato, i nuovi finanziamenti sono stati bloccati e la ceramica si è trovata nell’impossibilità di acquistare la materia base, e quindi di proseguire nell’attività. Con il nuovo, forse decisivo, collasso».
Adriano Arati
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