Addio a “Cavallo” e alla sua vita randagia
Vincenzo Cavallini aveva 73 anni ed era un volto noto in città dove non gli mancavano gli amici
In città era conosciutissimo e non gli mancavano gli amici, al bar dei Mille e al bar Marino, dopo il ponte di San Pellegrino. Lo si vedeva sempre in giro con l'inseparabile bicicletta carica di attrezzi e oggetti vari. La stravaganza e l'amore per la libertà ne facevano un personaggio caratteristico, talora scomodo ma generalmente benvoluto e simpatico a molti.
Martedì Vincenzo Cavallini detto Cavallo è morto al Santa Maria Nuova all'età di 73 anni. Una decina d'anni fa s'era imposto all'attenzione dei reggiani occupando per più d'un mese la piccola area di viale Umberto Primo, all'incrocio con via Cassoli, dove ora sorge una gelateria. Il negozietto di frutta e verdura che vi si trovava in precedenza era stato demolito. Cavallo, pur avendo in affitto un appartamentino in via Cassoli, ne aveva approfittato per installarsi abusivamente su quel pezzetto di terra. L'aveva recintato e vi aveva costruito una baracchina, dove dormiva. Quando il proprietario gli impose di sgomberare, tentò invano di resistere esponendo cartelli di protesta. Neppure lo sfratto, poi, lo convinse a rientrare nella sua abitazione.
Una sorta di claustrofobia lo spingeva a condurre una vita randagia nel cuore del centro storico. Una volta, mentre dormiva sotto i portici di piazza San Prospero vicino al panificio Melli, fu aggredito e bastonato per motivi banali da un trentunenne pregiudicato, che era a spasso con il cane. Udendo le sue invocazioni, i gestori di un bar della piazza accorsero in suo aiuto, inseguirono e bloccarono l'aggressore, che fu denunciato a piede libero per lesioni aggravate. L'aggredito riportò un trauma cranico, varie ferite e la frattura di una mano.
Eppure Cavallo non era vissuto sempre in quel modo. Era nato a Reggio in via Antignoli e aveva ricevuto una formazione professionale. Aveva lavorato a lungo come saldatore, facendosi apprezzare per la sua capacità. Poi, non sopportando un lavoro sedentario, s'era occupato come camionista. Per qualche tempo aveva alternato senza continuità i due mestieri. Alla fine aveva messo insieme una pensioncina che gli consentiva di sbarcare il lunario, non avendo una famiglia da mantenere. Con sè aveva solo la madre che però, divenuta anziana, si trasferì nell'abitazione della figlia, ad Arceto di Scandiano. La sua migliore compagnia era formata dagli amici del bar dei Mille, fra i quali Cesare Rabitti, che lo volle immortalare in alcuni dipinti riprodotti in un calendario. Nel 2008 fu accolto nella casa di riposo dei Parisetti con il contributo del Comune. Due anni fa fu operato per un tumore. Nonostante la guarigione, gli è stato fatale il successivo deperimento fisico. Cavallo lascia la sorella, il cognato e i nipoti. Il funerale sarà celebrato questa mattina alle 11,30. Dalle camere ardenti del Santa Maria la salma verrà condotta per la sepoltura al cimitero nuovo di Coviolo.
Luciano Salsi
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