Colpo al business dei fucili da caccia
La polizia trova diverse armi nascoste in una discoteca abbandonata e lancia l’allarme: erano per il mercato nero
Dal recente recupero di un ingente quantitativo di refurtiva – tra biciclette, motocicli e tanto altro – frutto di numerosi colpi in abitazione, a quello di sette fucili da caccia. E’ la svolta nelle indagini della Squadra mobile sezione furti e criminalità diffusa, che da Reggio ha portato gli investigatori fino a Santa Vittoria di Gualtieri.
E’ qui che la polizia ha individuato e sequestrato le armi. Erano nascoste nel perimetro dell’ex discoteca Shakespeare – più nota per essersi chiamata in passato Inning – che si trova in via Leonardo da Vinci e che è chiusa da tempo. Trasformata, dunque, in una sorta di stoccaggio abusivo di armi rubate.
Secondo gli accertamenti degli uomini della Squadra mobile, coordinati dal dirigente Domenico De Iesu, si tratta di armi frutto di furti commessi in diverse località della provincia. Il cui valore è piuttosto ingente: i fucili, tutti di marca Beretta tranne uno di origine pakistana, valgono qualcosa come 30mila euro.
Sarebbero andati ad alimentare il mercato nero delle armi. «Non italiano, però. Le armi sarebbero state inviate all’estero, verso la Grecia e la Romania» evidenzia il dirigente. In questi circuiti paralleli delle armi, il prezzo è molto più basso: anche solo 400 euro per una doppietta.
Secondo la polizia, proprio in questi giorni ci sarebbe stata la transazione di altre due armi.
Per il momento, si registra solo il sequestro. Ma le attenzioni degli investigatori sono concentrate almeno su tre persone, due stranieri e un italiano. Manovalanza e mente di un’organizzazione più complessa e probabilmente articolata, specializzata nei furti in abitazione.
La refurtiva una volta messo a segno il colpo, poi, prendeva strade diverse a seconda della specie.
Le cautele maggiori, ovviamente, erano riservate alle armi, al punto da essere individuato come nascondiglio una discoteca vuota e all’apparenza inaccessibile. E soprattutto fuorio mano.
Ora, sui fucili verranno eseguiti accertamenti scientifici. L’obiettivo è cercare impronte. I calci dei fucili ancora sporchi fanno ben sperare di trovare tracce utili. Potrebbero rivelarsi la chiave di volta per arrivare almeno a denunciare qualcuno per ricettazione.
In ogni caso, si tratta di un rinvenimento significativo. Ma non sorprendente, a guardare i numeri sui furti di armi registrati tra Reggio e provincia: 24 solo nel corso del 2013, di cui tre entro il perimetro della città e gli altri in provincia, in particolare tra Poviglio, Canossa, Bagnolo, Castellarano, Cavriago.
«E’ un segnale preoccupante – fa notare De Iesu – per questo il questore già da tempo ha provveduto a diramare direttive sempre più stringenti per la custodia di armi ai loro possessori. Devono tenerli in armadi chiusi e blindati, in cui fucili e pistole vengano legati tra loro». Cautele molto spesso insufficienti. «Le bande specializzate in questo tipo di furti, arrivano a portare via anche gli stessi armadi per poi forzarli lontano dalle abitazioni» conferma il dirigente. Le indagini sono solo all’inizio. E sono attesi sviluppi.
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