Usano l’auto come “ariete” e svuotano il bar
Cadelbosco: a bordo della macchina, ritrovata a Campagnola, i videopoker e il cambiamonete rubati
CADELBOSCO SOPRA. «Non è la prima volta che subiamo un furto, ma non era mai capitato che i ladri entrassero nel bar in questo modo».
È con queste parole che Vladimiro Bonini, titolare insieme al figlio Dario del bar Diamante di Cadelbosco Sopra, inizia a descrivere il colpo, dannoso quanto originale, subito ieri notte intorno all’una e mezza. I ladri, infatti, si sono introdotti nel locale di via Leonardo da Vinci sfondando l’inferriata e la porta d’ingresso con un’automobile.
«Hanno usato una Fiat Uno come se fosse un “ariete” – racconta ancora incredulo il titolare – e hanno tirato giù tutto. Purtroppo non è il primo furto che subiamo, in undici anni siamo stati visitati ben otto volte, ma una cosa così non era mai successa». A nulla sono serviti, questa volta, gli impianti d’allarme e le inferriate esterne: l’automobile, lanciata in retromarcia a tutta velocità, ha colpito il bar come un missile e ha permesso ai malviventi di arraffare in poco tempo il loro bottino.
«La sirena dell’allarme è suonata subito, perché avevamo installato un impianto perimetrale – racconta Bonini – ma i ladri sono stati più veloci di noi. Io, mio figlio e i carabinieri siamo arrivati al bar in otto minuti, loro ne hanno impiegati solo quattro per sfondare la porta, caricare in auto i due videopoker e la macchina cambiavaluta, e scappare. Chiaramente sapevano bene come muoversi e cosa cercare, non erano ladruncoli improvvisati. Probabilmente sapevano anche che avevamo un sistema di videocamere, perché avevano tutti il volto incappucciato ed è stato impossibile riconoscerli. I carabinieri hanno già trovato l’automobile usata per sfondare la porta del nostro bar: i ladri l’hanno abbandonata a Campagnola. Adesso speriamo che possano prendere anche loro». A bordo dell’auto – una Fiat Uno rubata, targata Modena – sono stati trovati, a pezzi, anche i videopoker e la macchinetta cambiamonete. «Il danno che ci hanno provocato è incalcolabile – conclude Vladimiro Bonini – ma ho già pulito tutto e stanotte, visto che non abbiamo più la porta, dormirò qui. Il bar comunque non lo chiudiamo».
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