«Poche iscrizioni, Convitto al collasso»
Correggio, il sindacato Usb all’attacco: «Per poterlo chiudere non hanno promosso il servizio, dipendenti a rischio»
CORREGGIO. Senza la convittualità, quello del Convitto Corso sarà un servizio “snaturato” ma questo, almeno per ora – ovvero fino a quando ci saranno almeno 70 iscritti al servizio – permetterà alla struttura correggese di essere ancora un Convitto.
Ma se il numero calerà allora la struttura scolastica così come è nata, al servizio degli studenti e dei genitori che hanno esigenze di rimanere per tutta la settimana nell’edificio, allora dovrà chiudere.
Nel tempo il Convitto ha dovuto rispettare la chiusura nei week-end, il servizio notturno è stato abolito e ora, proprio a causa di tutti questi importanti ridimensionamenti, le iscrizioni sono inevitabilmente calate e dagli 80 convittori si è passati a 30 convittori e a settembre il servizio della convittualità (che permetteva a giovani della Lombardia, della Toscana, di Mantova e della bassa modenese di vivere la settimana in Convitto a Correggio) sarà definitivamente tolto.
Una cosa che tiene poco conto delle esigenze dei ragazzi, soprattutto di quelli già iscritti, e che sembra avviare un percorso sempre più vicino ai piani di scompattamento dell’istituto a favore della creazione di un polo professionale con semiconvitto annesso.
La cosa, però, ha creato malcontento tra educatori e convittori e per questo nei giorni scorsi, anche a seguito della notizia della chiusura del servizio di convittualità, l’unione sindacale di base si è mossa subito per cercare di non chiudere questo importante servizio.
«Abbiamo chiesto una deroga – hanno spiegano dalla Rsu riunita ieri mattina in conferenza stampa – ma loro stanno rispettando la legge. Da ottobre, infatti, da quando è iniziata la vertenza a febbraio ci avevano detto che il Convitto si sarebbe trasformato poi, però, le iscrizioni sono andate male. Questo però è successo perché i genitori, dopo tutto quello che era accaduto lo scorso anno, non avevano realmente capito se il Convitto avesse chiuso o no e piuttosto di iscrivere i loro figli al Convitto di Correggio hanno preferito iscriverli da altre parte. Insomma, è mancata una sana e robusta promozione di tutti i servizi scolastici, compresa la convittualità, e per l’orientamento scolastico la dirigenza ha preferito privilegiare solo il polo professionale».
Tant’è che qui le iscrizioni sono arrivate e sono cresciute a 600. «A pagare il prezzo di un orientamento scolastico fatto male, però, sono state le elementari e le medie e, a causa del mancato raggiungimento del numero, a settembre non partirà la prima media».
Se da una parte, quindi, si registrano numeri in rialzo, dall’altro lato i numeri calano e i servizi che contraddistinguono il Convitto stanno pian piano sparendo.
«Le rette sono molto alte, i servizi non sono adeguati e piuttosto di investire e promuovere si taglia».
Stessa cosa succede con i tagli al personale Ata.
«I docenti, circa 200 in tutto, non si toccano – spiega Silvio Viglione (Usb) – ma il personale Ata, circa un’ottantina, è a rischio. Otto educatori su 14 e 9 collaboratori (bidelli) su 42 fanno già parte dei “tagli” e adesso a rischiare sono altri due guardarobieri, un’infermiera, almeno due dell’amministrativo e due cuochi».
«La provincia è piccola – ha aggiunto Antonio d’Auria – e non c’è molta possibilità di riassorbire queste professioni. Chi avrà i titoli di studio verrà riqualificato ma questo vuol dire che i nostri esuberi andranno a occupare altri posti occupati da precari».
Una tendenza che si sta, purtroppo, verificando in tutta Italia.
«Correggio non è l’unico caso in cui si verificano problemi di questo tipo, sta diventando una tendenza generale» ha quindi concluso Barbara Battista (Usb). E per il 19 giugno è atteso lo sciopero generale del pubblico impiego.
Silvia Parmeggiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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