Riforma Delrio, tra 10 giorni decadrà il consiglio provinciale
Il 18 giugno scade il mandato dell’assemblea. La presidente Masini: «Non so se resterò nell’ente». In tal caso verrebbe commissariato: «Si rischia una vera paralisi»
REGGIO EMILIA
«Restare? Solo se ci saranno le condizioni per operare un minino di interventi e per mantenere i servizi. Con tutti i tagli e i trasferimenti allo Stato, non voglio avere il dissesto dell’ente. Si rischia di non riuscire ad aprire le scuole a settembre. Senza risorse, venga pure un commissario, anche se sono certa che ci sarà la paralisi». La chiusura è ormai alle porte: il 18 giugno. È quella la data in cui si concluderà il mandato dell’attuale consiglio provinciale, mettendo di fatto la parola fine alla Provincia come finora è stata conosciuta. Dopo quella data, diventa a tutti gli effetti “operativa” la riforma Delrio. Ed è proprio entro il 18 giugno che l’attuale presidente della Provincia, Sonia Masini, dovrà decidere se restare o meno alla guida di un ente destinato alla completa dismissione, mantenendo un incarico transitorio che ricoprirebbe al massimo fino al 31 dicembre, ma su base gratuita e volontaria.
«Rimango se posso aprire le scuole a settembre - afferma Masini - Stiamo vedendo se si potrà arrivare almeno al pareggio di bilancio. È vero, il tempo stringe, ma mancano ancora circolari interpretative e noi aspettiamo. Non voglio rimanere per chiudere i servizi». Finora, la presidente della Provincia aveva manifestato anche pubblicamente l’intenzione di continuare il suo incarico fino all’elezione del suo successore, evitando in tal modo il commissariamento dell’ente. Un’intenzione di cui ora non si dice più certa, soprattutto alla luce di quelli che considera ulteriori tagli e trasferimenti allo Stato che comprometterebbero la funzionalità dell’ente ben prima di una ridefinizione delle sue competenze. «Non ci sono tempi certi, ma neanche passaggi certi – aggiunge Masini – È ancora tutto da definire. La Regione, ad esempio, dice di non volere una serie di competenze. E noi vorremmo evitare di chiudere i servizi e non realizzare un minimo di interventi». Quanto alle risorse, «il bilancio è in attivo, ma una parte sempre maggiore delle entrate lo dobbiamo trasferire allo Stato. Noi abbiamo speso oltre 60 milioni nelle scuole superiori, ma si corre il rischio che a settembre non riusciremo ad aprirle per mancanza di manutenzione ordinaria. Risparmiare? Abbiamo già risparmiato tanto: dei 28 dirigenti in pianta organica e ne sono rimasti solo sette. Abbiamo fatto tantissimi tagli e adesso non abbiamo più niente da tagliare». Secondo Masini, inoltre, «in Italia e in Emilia-Romagna già diverse Province sono in dissesto». Ma non solo la presidente della giunta. Nel caso Masini non continui il suo incarico, tutta la giunta decadrebbe automaticamente. In caso contrario, invece, spetterà ai singoli assessori decidere se continuare a loro volta un mandato a titolo gratuito e volontario. «Ci siamo sentiti ma non abbiamo deciso - conclude Masini – Non si può chiedere a tutti di restare, anche solo per sei mesi. Non si tratta di un volontariato normale. Mica stiamo parlando di una bocciofila. Servono competenze, responsabilità, firme su atti, decisioni. Manovriamo decine di milioni e abbiamo oltre 400 dipendenti. Non si può fare tutto a carattere volontario. So che, con gli scandali che ci sono in politica, non è il momento migliore per dirlo. Ma ciò che vogliamo fare è semplicemente tutelare i cittadini. Bisogna distinguere tra chi prende i soldi e chi svolge il proprio lavoro al meglio. La Provincia, ad esempio, gestisce 140mila persone ai Centri dell’impiego. Non li possiamo mica chiudere. Paghiamo colpe di altri, ma in quali condizioni potremo lavorare? Non resterò senza un minimo di stabilità».
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