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L’intervista

«L’orecchio interno si stava ossificando»

«L’orecchio interno si stava ossificando»

Il dottor Bianchin: abbiamo applicato un impianto cocleare bilaterale in una sola seduta

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REGGIO. «Ci siamo trovati di fronte a un caso eccezionale. Perché siamo abituati ad intervenire chirurgicamente su bambini sordi dalla nascita. Ma in questo caso non è stato così». A parlare è il dottor Giovanni Bianchin, l’otorino che in questi anni ha eseguito la maggior parte degli impianti cocleari che ha visto impegnata al Santa Maria Niova l’équipe diretta dal dottor Verter Barbieri.

Dottor Bianchin, ci parli dei motivi che hanno reso questo caso anomalo rispetto agli altri interventi.

«Di solito abbiamo a che fare con bambini nati sordi. Ma il bambino di cui parliamo, al momento della nascita, aveva un udito perfetto. A quattro giorni dal parto è stato colpito da una forma di meningite batterica rarissima, che sfugge agli screening che facciamo abitualmente. Il tampone vaginale che si fa regolarmente prima di ogni parto serve proprio a questo. Ma il ceppo di questa meningite era tale da sfuggire allo screening».

Quando vi siete accorti che il piccolo aveva perso l’udito?

«Dopo avere diagnosticato la meningite siamo subito passati al controllo dell’udito, sapendo che dalla meningite dipende la maggior parte dei casi di sordità post-natale, e abbiamo constatato che l’udito era completamente perso».

Come mai in questo caso siete intervenuti prima che il bambino raggiungesse i 12 mesi di vita?

«Perché ci siamo trovati di fronte ad una particolare conseguenza di questa rara forma di meningite. Il germe di cui stiamo parlando aveva già iniziato a produrre l’ossificazione della coclea e, aspettando ancora, la protesi non sarebbe più stata applicabile. Per questo siamo stati obbligati a intervenire anche se il piccolo aveva solo 8 mesi e, a differenza di ciò che accade abitualmente, l’impianto è stato effettuato contemporaneamente ad entrambe le orecchie. Non potevamo perdere tempo».

Quanti impianti cocleari sono stati posizionati in questi anni al Santa Maria?

«Abbiamo iniziato nel 1992 e la media è di una ventina di impianti ogni anno. Complessivamente abbiamo superato i 500 casi e tutti gli interventi ci hanno dato ottimi risultati».

Quanto costa un impianto di questo tipo e chi è il “paziente” ideale?

«Un impianto cocleare costa 20mila euro. Noi operiamo tutti i bambini nati sordi, che a Reggio sono 7-8 all’anno, ma anche alcuni adulti sui 60-70 anni diventati sordi e non in grado di sopportare gli apparecchi acustici. Il bilancio è assolutamente positivo: si sono verificati in questi anni solo tre casi di infezioni in soggetti adulti».

Si tratta quindi di un intervento “rodato” ...

«Assolutamente sì. Il guaio è che molti genitori hanno paura dell’intervento e ci chiedono di rimandarlo di qualche anno quando i bambini saranno più grandi. Noi spieghiamo loro che non è possibile aspettare perché il nervo ottico se non viene stimolato si atrofizza A quel punto l’impianto cocleare può risultare inutile».

Ma com’è la qualità di vita dei bambini sottoposti a questo tipo di intervento?

«Le faccio un esempio. Recentemente una mamma mi ha portato in ambulatorio per una visita il figlio più piccolo. Mentre lo visitavo, il fratello maggiore si comportava come qualsiasi bambino vivace: cantava, girava per lo studio, faceva domande. La mamma mi chiese se mi ricordavo di lui... Lo avevamo sottoposto tre anni prima a un impianto cocleare. Neppure io l’avrei mai sospettato».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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