L’ospedale “regala” l’udito a un neonato
Il bambino, rimasto sordo appena nato a causa di una meningite, a 8 mesi è stato sottoposto a una delicata operazione
REGGIO. Salvatore ha 8 mesi e il suo udito, oggi, è perfetto. Salvatore, che era diventato completamente sordo a quattro giorni dalla nascita a causa di una rara forma di meningite batterica, dal 15 maggio scorso può finalmente sentire la voce di mamma e papà. Può addormentarsi, come tutti gli altri bambini, ascoltando le sue prime ninne nanne. E, ad aspettarlo, sono un’infanzia e un’adolescenza identiche a quelle di un suo qualsiasi coetaneo.
Tutto questo grazie ad un intervento chirurgico effettuato dall’équipe del reparto di Otorinolaringoiatria dell’Azienda ospedaliera Irccs di Reggio diretta dal dottor Verter Barbieri. L’intervento, durato otto ore, è consistito nell’impianto di due protesi cocleari che, posizionate all’interno e in prossimità dell’orecchio sotto la cute, capta e converte i segnali acustici provenienti dall’esterno in segnali elettrici destinati a stimolare direttamente il nervo acustico. L’impianto svolge, in pratica, la funzione che l’orecchio interno (coclea) danneggiato non riesce più ad elaborare.
Come spiega il dottor Barbieri «la meningite rappresenta la più comune causa post-natale di sordità nei bambini con un’incidenza variabile dal 6% al 16% dei pazienti affetti da meningite batterica e l’impianto cocleare è, ad oggi, il metodo di riabilitazione più consigliato. La nostra équipe effettua una media di venti interventi di questo tipo all’anno fin dal 1992, quando fu tra le prime équipe operatorie in Italia a svolgerlo».
Ma il caso di Salvatore rappresenta una peculiarità a partire dall’età del bimbo e dai rischi connessi alla chirurgia, in particolare per gli aspetti dell’assistenza anestesiologica a bambini di tenera età.
Se infatti gli interventi d’impianto cocleare vengono eseguiti in genere quando un bambino raggiunge l’anno di età e sempre prima a un orecchio e, solo a distanza di qualche mese, all’altro, nel caso di Salvatore non è stato possibile in quanto era già iniziata una “labirintute ossificante” che avrebbe in poco tempo reso difficoltoso ma soprattutto inutile l’inserimento dell’impianto.
«Il caso clinico - prosegue il dottor Barbieri - ha rappresentato in questi mesi un importante esempio di collaborazione interdisciplinare tra i sanitari coinvolti nell’assistenza del bambino. La precocità d’intervento permette di auspicare un buon successo in ambito funzionale».
E a proposito di lavoro interdisciplinare, dalla diagnosi alla cura fino alla riabilitazione, il caso del piccolo ha coinvolto diversi reparti. Il reparto di Neonatologia ha assistito il paziente dopo la diagnosi di meningite batterica e il Centro di Foniatria e Logopedia insieme al reparto di Neuropsichiatria infantile hanno curato il percorso di riabilitazione post-intervento.
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