Organizzatori ed equipaggi sotto shock
Il direttore di gara, il reggiano Simone Bettati: «L’incidente in un tratto di trasferimento, su strada aperta al traffico»
LIGONCHIO. Non c’è voglia di parlare, c’è solo sbigottimento, e tra le poche parole si comprende un enorme desiderio di capire soltanto come sia accaduta una cosa del genere. Le gare di auto storiche solitamente sono grandi incontri tra appassionati di motori, che certo sono anche animati da velleità agonistiche, ma prima di tutto dalla passione per automobili cariche di storia e personalità, e l’incombere di una tragica morte in corsa ha rappresentato uno shock.
Nonostante mantenga il riserbo imposto dal suo ruolo, anche dalle poche parole del direttore di gara, il reggiano Simone Bettati, si capisce che quanto accaduto esuli non solo dal normale svolgimento di una gara come la Modena Cento Ore Classic, ma anche da qualunque inconveniente che potesse essere messo in conto.
«Non posso dire molto su quanto è avvenuto, perché è ancora tutto da chiarire. La dinamica è in mano alle autorità, la polizia è al lavoro, vedremo cosa emergerà da questo lavoro». Bettati conferma comunque che «l’incidente è avvenuto in un tratto di trasferimento, quindi su strada aperta al traffico, dove vigono anche per i concorrenti della manifestazione le normali regole del codice della strada».
L’uscita di strada è avvenuta un chilometro prima di Ospitaletto, provenendo dal Passo di Pradarena, in un punto che presenta un tornante. Alcuni volontari che prestavano servizio di assistenza alla corsa, giunti molto rapidamente sul luogo dell’incidente, spiegano che al momento restano aperte tutte le ipotesi: «Potrebbe essere stata una distrazione, un malore, un guasto meccanico, nessuna di queste possibilità è da escludere al momento».
Oltre agli esami sul corpo del pilota, e sull’auto incidentata, a dare indicazioni fondamentali sulla dinamica dell’incidente saranno le parole del testimone più diretto: il navigatore, che sedeva accanto all’uomo deceduto.
Antonio Bertini, il pilota 48enne, e Adam Cunnington, il suo navigatore inglese, uscito illeso dall’incidente, costituivano l’equipaggio della Jaguar Marcos Gt 1800 (coupè prodotta nel 1964 e 1965) uscita di strada ed erano impegnati nel trasferimento dopo aver già partecipato a una serie di prove cronometrate.
Nella fase iniziale della competizione erano anche stati in testa alla loro categoria, ma poi un problema tecnico li aveva ritardati. Dopo il trasferimento durante il quale è avvenuta la tragedia, avrebbero dovuto partecipare a un’altra prova cronometrata, quella sulla strada che porta al Castello di Carpineti, teatro di molte competizioni velocistiche e rallystiche per la sua tortuosità e forte pendenza. (l.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
