Gazzetta di Reggio

Reggio

Da dimora nobile a scuola per tutti

Da dimora nobile a scuola per tutti

Gli oltre cinque secoli di vita di uno dei palazzi reggiani più ricchi di storia

2 MINUTI DI LETTURA





Francesco da Mosto, di origine ferrarese, soggiornò a Reggio con la carica di Massaro ducale dal gennaio 1472 al 1477. Nel 1480 tornò definitivamente a Reggio.

L'anno seguente Francesco da Mosto ottenne la concessione da parte della comunità reggiana di impiantare per un biennio una piccola fornace fuori le mura della città per cuocervi laterizi e poiché qualche anno dopo, nel 1502, la sua abitazione viene definita nei documenti non più come semplice "domus" (casa) ma come "palatium" (palazzo), si può agevolmente collegare la fabbricazione dei laterizi all'ampliamento della primitiva dimora.

Alla morte di Francesco da Mosto (avvenuta fra 1504 e 1508) il palazzo passò ad altri proprietari, fra cui i marchesi Pallavicino, parmensi, e a metà Cinquecento alla famiglia Cassoli di Reggio. Nel 1624 fu venduto al marchese Giulio Fontanelli e agli inizi del Settecento apparteneva al conte Ferrarini. Successivi proprietari furono i conti Greppi di Milano, da cui Pietro Manodori nel 1857 rilevò il palazzo a proprie spese, per aprirvi l'asilo infantile nel 1860, in attesa di perfezionare il passaggio di proprietà al Monte di Pietà, di cui era presidente.

L'edificio reca all'esterno chiare tracce della forma rinascimentale, sia nel paramento laterizio che nel ricco cornicione decorato con busti di imperatori romani, originariamente raccordati da una fascia a girali vegetali dipinta ad affresco. La sua forma riporta alla tradizione decorativa lombarda di fine Quattrocento e gli storici dell'arte del primo Novecento non hanno mancato di rilevarlo, proponendo di vedervi l'opera di artisti come Cesare Cesariano e Bartolomeo Spani. All'interno si conservano gli antichi cassettoni lignei dipinti e tracce di decorazioni pittoriche, prima nascoste sotto le intonacature moderne. Lo scalone che dal cortile interno conduce ad un loggiato ad archi da cui si accede al piano nobile è stato addossato nel Settecento al nucleo primitivo. In origine era ornato alla base con due cani in pietra oggi conservati ai Musei Civici. In una stanza del piano nobile, che faceva parte dei locali d'abitazione del direttore dell'asilo, si trova una decorazione pittorica a putti danzanti dipinta da Cirillo Manicardi, marito dell'allora direttrice Ada Livi, che collaborò con l'artista dipingendo i mazzi di fiori.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google