Elezioni, Riva attacca: «Parentopoli nei seggi»
Il consigliere regionale, membro della commissione elettorale comunale, chiede di cambiare le regole di nomina di scrutatori e presidenti di seggio
REGGIO EMILIA. «La legge vieta a chi è candidato alle elezioni di svolgere funzioni di presidente, segretario o scrutatore ai seggi. È, dunque, moralmente corretto che anche parenti del candidato almeno entro il primo grado evitassero di ricoprire quel ruolo e quelle funzioni». Punta il dito sui casi di una presunta “parentopoli” – del tutto lecita – ma su cui getta un’ombra di inopportunità. E richiama ad un cambiamento delle regole di nomina di scrutatori, presidenti e segretari di seggio, al termine di una tornata elettorale che ha affiancato alle polemiche anche un lungo strascico giudiziario, tra querele e inchieste della magistratura sul caso dei presunti brogli in alcuni seggi cittadini.
A chiedere nuove regole è Matteo Riva, consigliere regionale di Centro Democratico e consigliere comunale uscente, da dieci anni uno dei quattro membri della commissione elettorale comunale di Reggio Emilia, alla quale spetta la nomina degli scrutatori, attingendo da un albo dedicato: un sistema che per legge non contempla il sorteggio. Circa 700 gli scrutatori scelti, sulla base di requisiti minimi: aver fatto domanda entro ottobre, avere la residenza reggiana, il godimento di diritti civili e politici e la licenzia media inferiore.
Secondo quanto riferisce Riva, nella scelta degli scrutatori per le elezioni del 25 maggio si è data la precedenza a circa 300 iscritti all’albo che hanno inviato una lettera alla commissione, dichiarando una difficile condizione economica e chiedendo quindi di poter avere l’incarico. I restanti, invece, sarebbero stati scelti sulla base di liste avanzate da forze politiche, ma sempre di iscritti all’albo.
Discorso diverso, invece, per i presidenti di seggio, che vengono nominati dalla Corte d’Appello, attingendo in questo caso da un ulteriore albo, redatto dal Comune. Quanto ai segretari, la chiamata arriva direttamente dai presidenti di seggio. Ed è proprio su queste regole che ora Riva punta il dito, accendendo i riflettori su una sorta di “parentopoli” lecita, di cui tuttavia contesta l’opportunità.
«Sarebbe auspicabile che la Corte D'Appello, che nomina i Presidenti di seggio, provvedesse a nominare, attingendo all apposito albo, nominativi diversi ad ogni elezione. Mi risulta ci siano, infatti, presidenti di seggio che vengono nominati nello stesso seggio da oltre 15 anni. Infine si dovrebbe proibire che quei presidenti di seggio possano nominare parenti nel ruolo di segretari. Per evitare situazioni che possano suscitare dubbi e sospetti basterebbero queste poche regole», aggiunge il consigliere regionale.
Tra i casi di parentela riscontrati alle ultime elezioni, scorrendo l’elenco comunale, il consigliere uscente Carmine De Lucia, marito della candidata eletta Teresa Rivetti e presidente del seggio 133. Nel contestato seggio 7, invece, erano presenti sia Pietro Drammis che suo figlio Guglielmo, mentre nel seggio 45, tra le scrutatrici, Francesca Scarpino, figlia dell’altro candidato eletto Salvatore Scarpino. Ma proprio Scarpino, che ieri ha chiesto con forza alla Spadoni di fare chiarezza su alcune dichiarazioni apparse sulla stampa nei confronti della comunità cutrese, ieri ha rispedito al mittente qualunque sospetto: «Mia figlia nel seggio 45? In quel seggio ho preso zero preferenze. Riva non merita risposte». (e.spa.)
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