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«Siamo stati traditi dall’azienda»

«Siamo stati traditi dall’azienda»

La proprietà ha annunciato la cessazione dell’attività, da 4 mesi non ricevono lo stipendio

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SCANDIANO. «La nostra unica colpa è quella di aver aver dato fiducia nell’azienda, e di aver lavorato per oltre quattro mesi senza stipendio». Distillano amarezza e delusione, ma anche voglia di non mollare, le parole dei dipendenti della ceramica Majorca di Scandiano, in presidio permanente davanti al magazzino spedizioni della storica azienda a metà fra Bosco e Pratissolo. Alcune settimane fa hanno saputo della cessazione definitiva dell'attività, oggi tutti e 78 i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria, almeno sino alla fine del 2014, ancora in attesa di quattro mensilità “e mezzo”.

Sembra l’ultimo atto, segnato da campane a morto, per una crisi che era esplosa a fine 2013, con il blocco forzato della produzione per l’assenza di materie prime (bloccate dai fornitori non pagati). Qualche squarcio di sole era apparso fra febbraio e marzo, quando pareva che diverse banche fossero disponibili a concedere la copertura creditizia necessaria alla Majorca per ripartire, operazione poi bloccata quando la trattativa per la cessione del comparto commerciale è sfumata.

Nei giorni scorsi si sono tenute diverse riunioni, una lunedì in Comune convocata dal sindaco Alessio Mammi, ma senza che siano arrivate notizie certe, né tantomeno positive sul loro futuro. Anzi, i rapporti fra la proprietà e i dipendenti sono piuttosto tesi, fra accuse e ricostruzioni molto diverse. Il presidio – organizzato assieme alla Cgil – continua, bloccando gli oltre 800mila metri cubi di mattonelle presenti nel deposito, ultimo bene a disposizione della Majorca, visto che la produzione è ferma da tempo, dopo che i fornitori – a credito a loro volta da mesi – hanno smesso di portare le materie prime.

Giorno e notte le donne e gli uomini impiegati nella ceramica sorvegliano l'ingresso, per evitare che vengano effettuati trasporti. Per sbloccare la situazione, chiedono un segnale chiaro: «Vogliamo che ci venga pagata almeno la tredicesima del 2013, una mensilità che deve essere saldata entro il 2014, altrimenti ne perderemmo il diritto»– spiegano gli addetti della Majorca.

«E’ il minimo, siamo già in difficoltà, abbiamo le spese quotidiane da sostenere, e se almeno ci arrivasse la tredicesima saremmo disposti a sbloccare la situazione, ma per ora tutto tace. Sembrava che ci sarebbe stato versato un acconto, ma poi anche questa voce è stata smentita. Noi siamo già pronti, se ci sottopongono un accordo scritto, nero su bianco, sul pagamento della tredicesima noi sia prontissimi a sbloccare il presidio» – continuano amaramente. «Alcuni di noi si sono praticamente trasferiti qui, dormono qui, e chiediamo un segnale, che però non arriva. Sembra che ci sia un po’ di liquidità, forse per far fronte ad eventuali ingiunzioni, ma per noi dipendenti non c’è nulla».

L’amaro in bocca sale, e con forza: «Ci accusano anche di aver aspettato troppo a mobilitarci, ma noi abbiamo sempre creduto in questa azienda, siamo tutte persone che lavorano da anni per la Majorca e abbiamo creduto nell'azienda, abbiamo dato fiducia. Se c’è una colpa che abbiamo, è quella di aver lavorato senza stipendio per quasi cinque mesi»,

Adriano Arati

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