Vendita del “commerciale” senza garanzie
Il sindacato spiega il «no» alle trattative con il gruppo Colli che avrebbe assunto solo otto persone
SCANDIANO. «La ricostruzione delle ultime settimane di trattative è incompleta». Vogliono chiarire la loro versione sull’ultimo intenso mese della Majorca, i rappresentanti sindacali della ceramica: «Corrado Maletti, amministratore delegato della Majorca, ha detto che la cessione del ramo commerciale della nostra impresa al gruppo Colli è stato fermato dal sindacato. Peccato che si sia fermato lì senza raccontare il resto».
«Prima di tutto, il parere positivo dei sindacati non è necessario per chiudere quel genere di transazione. Se avessero voluto, avrebbero potuto siglare ugualmente l'accordo» – puntualizzano. «Poi, bisogna raccontare tutta la vicenda. Il gruppo Colli era disponibile ad acquisire il ramo commerciale con otto dipendenti, ma il comparto commerciale della Majorca, compresi gli uffici e i carristi, è formato da trenta persone. Colli ci ha chiesto di sottoscrivere un accordo in cui le ventidue persone escluse si sarebbero prese l’impegno a non contestare l'operazione, né a chiedere rivalse. E non spetta certo a noi rappresentanti sindacali prendersi un impegno del genere. Abbiamo provato a chiedere se si potesse allargare il discorso alle altre 22 persone, ma la risposta è stata chiara, e negativa».
Inoltre «restava il dubbio sulle 48 persone del settore produttivo: l’accordo commerciale era per tre anni, ma se poi avessero trovato qualcuno che gli forniva materiale come quello prodotto da noi a prezzi inferiori? Avremmo rischiato grosso anche in quel senso. Un’altra richiesta alla Colli, quella di fornire loro un minimo di credito per permettere i pagamenti degli arretrati, è stata respinta».
Adesso si rimane in attesa delle prossime mosse, con difficoltà anche sul fronte degli ammortizzatori sociali. «Prima di tutto, è vero che non abbiamo mai fatto cassa integrazione sino al 2014, ma i dipendenti degli uffici erano in contratto di solidarietà, e questo è sufficiente per incidere sul totale degli ammortizzatori sociali disponibili per noi. In più non sappiamo se si arriverà a un concordato, e di che tipo. Per ora non ci sono certezze, la speranza è di trovare un accordo entro il 2014, per avere almeno la mobilità con i vecchi termini di durata. Dal 2015 i periodi garantiti di mobilità saranno tagliati, e ci troveremmo quindi ancora più in difficoltà. Senza contare che quasi nessuno di noi può arrivare al prepensionamento, a parte alcuni casi». (adr.ar.)
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