Gazzetta di Reggio

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Cimici per stanare la banda del “citofono”. E spunta la malavita

di Enrico Lorenzo Tidona
Cimici per stanare la banda del “citofono”. E spunta la malavita

Gli indagati parlavano apertamente di fatture e soldi in nero grazie a linee chiuse ma le intercettazioni ambientali hanno ricostruito nel dettaglio i traffici e i nomi, alcuni legati alle cosche

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REGGIO EMILIA

«Qualsiasi cosa può essere intercettata perché se come oggi abbiamo parlato e c'era uno con il microfono direzionale che ci ascoltava siamo fregati». La cricca protagonista della maxi frode aveva paura delle intercettazioni. Per questo usavano il “citofono”, ovvero dei telefoni considerati sicuri. Gli investigatori hanno però lavorato di fini, riportando intercettazioni minuziose, in grado di descrivere per filo e per segno le attività losche messe in piedi.

IL PROCURATORE. «Sai chi è che mi da un sacco di roba? Non ci crederai..Un certo Andrea Rossi della Cna di Bagnolo». È il 19 novembre del 2012, quando Marco Gibertini viene intercettato mentre parla con l’imprenditore Mirco Salsi, tentando di convincerlo dell’efficacia dell’operazione. Quale? Reinvestire soldi - spesso derivanti dal nero - e ottenere interessi migliori rispetto a quelli offerti dalle banche affidandoli ai “cravattari”. Azioni in buona parte consapevoli, debitamente registrate dai microfoni .

TESTE DI LEGNO. A trovare i “clienti” da introdurre nel giro e i prestanome delle società cartiere era proprio Rossi, impiegato della Cna. «Mi dà i nominativi - racconta Gibertini a Salsi - Gente sana, a posto, da mettere nella società, hai capito? E poi mi da del lavoro da questa società» spiega, riferendosi a ditte bisognose di emettere fatture. «Ma cosa piglia una testa di legno?» chiede Salsi. «Niente - risponde l’affarista- solitamente le mie teste di legno sono nel Pd e dipendenti delle cooperative in pensione».

SPUNTA SARCONE. Nell’ottobre del 2012, Gibertini riferisce che quando è arrivato in un luogo ha trovato dentro Nicolino Sarcone, nome noto alle cronache per fatti legati alla criminalità organizzata. Un episodio che preoccupa Gibertini: «Se dovesse essere sotto controllo siamo rovinati». Salsi, preoccupato del fatto, dice: «Io adesso lascio il cellulare in macchina.. con i cellulari spiano». In un’altra occasione, Gibertini ritira in ballo Sarcone, referente della cosca Grande Aracri a Reggio. «Sono andato là - racconta l’ex giornalista - e ho visto due persone che guardavano un camion. Mi ha detto "il numero uno sono io".

ORO CHE COLA. Quanto ad Antonio Silipo (gia arrestto in passato per usura), sono i suoi contatti malavitosi che consentono di ottenere interessante remuneratività agli investimenti. «È oro che cola» è la frase registrata durante una conversazione di Silipo, che ha messo a disposizione la sua abitazione di Cadelbosco per gli incontri.