Frodi fiscali milionarie, la “Reggio bene” finisce in cella
Dodici ordinanze di custodia eseguite all’alba da Carabinieri e Fiamme gialle in carcere pure il volto televisivo Marco Gibertini e l’imprenditore Mirco Salsi
REGGIO EMILIA
Una maxi frode fiscale da oltre 33 milioni di euro, che “lega” imprenditoria reggiana, calabrese e romana, con il noto giornalista televisivo Marco Gibertini come elemento centrale, una sorta di “cerniera” fra quelle tre realtà. E’ una Reggio terribile, oscura, che per la prima volta viene svelata: un fiume di soldi illeciti, investimenti da capogiro, spunta anche gente senza scrupoli che “usa” quei quattrini facili per “strozzare” con tassi usurari chi è in difficoltà economica.
Per questa delicata indagine – portata avanti sottotraccia da 3 anni dall’Arma e dalla Finanza, sotto il coordinamento del pm Valentina Salvi – sono scattati i provvedimenti restrittivi ordinati dal gip Angela Baraldi nella notte fra mercoledì e giovedi: sei persone sono in finite in carcere, sei agli arresti domiciliari (vedi articolo a fianco). Ma sono complessivamente 41 gli indagati, di cui, quindi, rimangono in 29 a piede libero. Sono finiti in carcere lo sei degli otto accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, riciclaggio e truffa ai danni dello Stato.
L’indagine, avviata nel 2011 dai carabinieri, ha ben presto richiesto il massiccio coinvolgimento dei finanzieri (il nucleo di polizia tributaria del comando provinciale) essendo finite nel mirino 12 società “cartiera” appositamente costituite, ovvero acquisite ed intestate a prestanome, ed aventi sede legale in provincia di Roma, Napoli, Reggio e Viterbo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i componenti del sodalizio, attraverso queste società, mediante il consolidato sistema delle false fatturazioni, avrebbero consentito ad imprese ubicate in numerose altre province di evadere le imposte sui redditi ed imposta sul valore aggiunto per oltre 13 milioni di euro.
In particolare – come sottolineano gli investigatori nel capo d’imputazione – veniva applicata la “frode carosello all’Iva” che prevede il transito commerciale fra imprese controllate e gestite direttamente dagli associati, allo scopo di interporle fra il soggetto venditore e l’effettivo destinatario finale (soggetto capofila) attraverso uno ovvero più passaggi fittizi utilizzando le imprese definite “cartiere”. Sempre nell’imputazione si rimarca che “nel medesimo disegno delittuoso i fautori dell’associazione, attraverso il rilascio di dichiarazioni d’intento (previste dalla legge, ndr) per quelle imprese definite “esportatori abituali” inducevano in errore i propri fornitori i quali emettevano le fatture senza addebitare l’imposta sul valore aggiunto all’acquirente che non poteva acquistare in esenzione d’Iva poiché non poteva rivestire, per mancanza di presupposti giuridici, la veste di esportatore abituale”.
Ed è qui che spunta una truffa ai danni dello Stato per oltre 232mila euro mediante l’utilizzo di quelle false dichiarazioni di intento.
Scoperta anche una tentata truffa ai danni dello Stato in relazione all’ottenimento di un finanziamento pubblico da parte del ministero dello Sviluppo economico trasmettendo a tale dicastero, per giustificare i costi sostenuti, false fatture rilasciate da una delle imprese cartiere dell’associazione. Infine dall’indagine è emersa un’attività di riciclaggio del denaro mediante la compiacenza delle imprese destinatarie delle false fatture.
Il “sottobosco” reggiano di quest’inchiesta lascia sbigottiti. Durissimo il giudizio del gip Baraldi sul giornalista Gibertini: “commettere reati è la sua unica regola di vita”. Per gli inquirenti attraverso le fatture (per operazioni inesistenti) crea i fondi neri (la “Gibertini Comunicazioni” sarebbe il suo braccio armato). Poi c’è Andrea Rossi – che sino al 2013 ha lavorato alla Cna – che avrebbe rapporti stretti con Gibertini: individua le ditte che hanno bisogno di fatture, ma anche le “teste di legno” (da retribuire) da mettere come amministratori di società “fornitrici” di fatture. Del giornalista tv si fida anche il noto imprenditore Mirco Salsi (titolare della Reggiana Gourmet): per gli inquirenti ha un sacco di soldi da nascondere al fisco e che vuol far fruttare ben di più di quello che gli propongono le banche, così decide di entrare nel “giro”, coinvolgendo il figlio 31enne Gianluca.
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