Fiere, Masini inietta 15 milioni allo scadere
La presidente incassa la variazione di bilancio per il rilancio dell'ente. Beltrami (Pd) si astiene. Valuterà la Corte dei Conti
REGGIO
Potrebbe essere il canto del cigno, l’ultima vera operazione sostanziale varata dalla Provincia di Reggio, che il 18 di giugno vedrà decadere il consiglio per effetto della legge che abolirà i vertici politici dell’ente. È la maxi operazione che inietta nelle Fiere di Reggio nuova linfa per circa 15 milioni, tra liquidità, patrimonio, e quote dell’Aautobrennero. Un atto votato ieri dal consiglio provinciale nell'ultima seduta prima del suo scioglimento formale. Anche se, secondo alcune voci, potrebbe esserci un nuovo consiglio il 17 giugno. Al di là del calendario, la delibera di ieri non è stata certo accolta a cuor leggero, maggioranza Pd compresa, preoccupata per l’impegno preso rispetto ad un ente che a breve verrà esautorato. Per trovare la quadra, Masini ha spostato in coda all'ordine dei lavori: per buona parte della seduta, la presidente ha gettato ponti tentando di sedare i mal di pancia dei consiglieri. Alla fine ha incassato il voto anche di parte di Progetto Reggio, l’astensione di Mario Poli (Udc) e soprattutto di Umberto Beltrami (Pd). Tramite una variazione al bilancio la manovra assegna quindi risorse per 15 milioni alla nuova società fieristica Fieremilia, che ha come unico socio la stessa Provincia. Queste risorse verranno poi girate alla vecchia società per cui si è aperta l'iter concordatario, Reggio Emilia Fiere, e utilizzate nell'ambito della proposta da presentare al tribunale per la chiusura in bonis della procedura. Se il piano non dovesse essere accettato le risorse conferite rientrerebbero comunque nella disponibilità di Palazzo Allende. Tra i consiglieri di maggioranza non sono però mancate le perplessità. Un primo ordine di dubbio è stato sollevato sugli aspetti tecnici del conferimento del patrimonio. Inoltre alcuni esponenti della maggioranza non hanno gradito il tempismo dell'operazione, che giunge a poche ore dalla fine del mandato decennale della presidente Masini. Infine, considerato lo scenario regionale in cui la tendenza è una razionalizzazione dei poli fieristici, qualcuno avrebbe preferito non investire così pesantemente su una attività che, al di là dei dati positivi delle presenze, viene vista comunque come poco incisiva dal punto di vista dello sviluppo del territorio. La storia non finisce però qui. La delibera potrebbe essere sottoposta all’esame della Corte dei Conti: non è detto, però, che i magistrati contabili emettano un verdetto. La preoccupazione di alcuni consiglieri sarebbe legata proprio all’opportunità o meno di firmare un cambiale politica con un futuro che, secondo la riforma taglia province, non ci sarà. O, quantomeno, sarà gestito da altri. Dal 18 giugno, però, l’amministrazione della provincia sarà di carattere ordinario. Parola che mal si concilia con un’operazione di questa entità, finanziata peraltro con un patrimonio che, nel caso delle azioni dell’Autobrennero, sono difficilmente liquidabili. Basti ricordare le tre aste per la vendita della quota (valore 14 milioni di euro) tutte andate a vuoto.
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