Il tesoretto di Gibertini nascosto nelle videocassette
Parte dei soldi della cricca (165mila euro) sono stati ritrovati a San Maurizio a casa di Elvio Menozzi, 68enne in attesa di giudizio per altri reati
REGGIO EMILIA
La sorpresa arriva dalle perquisizioni effettuate in coincidenza con gli arresti. Ed è la guardia di finanza a scovare fior di quattrini, in contanti e non solo, nascosti nei modi più diversi. I militari hanno bussato alla porta del 68enne Elvio Menozzi che non è proprio un insospettabile, visto che ha avuto diversi anni fa guai con la giustizia per spaccio di cocaina (sta attendendo d’essere giudicato in Appello).
Ma i finanzieri, probabilmente sulla scia delle intercettazioni, cercano “qualcosa” a casa sua – abita nella zona di San Maurizio – perchè lo ritengono collegato a Marco Gibertini. E quel “qualcosa” sono soldi, che in effetti ci sono fra quelle mura domestiche, nascosti all’interno di cassette vhs. Dentro non vi sono film ma banconote e alla fine la cifra nascosta è di quelle pesanti: 165mila euro.
Un bel malloppo che per gli inquirenti è di Gibertini e Menozzi gli avrebbe fatto da “cassiere” perché il volto tv temeva che prima o poi passassero al setaccio la sua abitazione. Un rinvenimento (i soldi sono stati ovviamente sequestrati) che ora ha messo nei guai il 68enne che piomba pure lui nell’inchiesta, accusato di favoreggiamento. Già dai tempi dell’indagine per spaccio di droga, Menozzi è difeso dall’avvocato Romano Corsi.
Ma altri quattrini – come rivelato ieri nella conferenza stampa – sono stati sequestrati dagli inquirenti sotto altre forme: 171mila euro su libretti di risparmio e 153mila euro in assegni. Una parte non indifferente di questi soldi sono stati bloccati al 41enne Andrea Rossi (impiegato, lavora alla Cna di Bagnolo) che ora si trova agli arresti domiciliari e sarà sentito questa mattina dal gip Angela Baraldi nell’ambito degli interrogatori di garanzia previsti per chi è stato raggiunto da misure restrittive.
Rossi viene considerato da chi indaga una figura non secondaria dell’organizzazione criminale e che possa commettere altri reati lo ritiene un rischio più che concreto il gip Baraldi per “la sua posizione strategica all’interno della Cna”.
Da qui la decisione di applicare gli arresti domiciliari a Rossi che “come si ricorderà – puntualizza il gip nell’ordinanza – si tratta del dipendente della Cna del quale Gibertini illustra i compiti all’amico Mirco Salsi ovvero colui che individua gli imprenditori che necessitano di fatture per operazioni inesistenti, soprattutto grazie alla sua attività professionale. Rossi inoltre si occupa di reperire le persone disponibili – aggiunge il magistrato – ad assumere il ruolo di amministratori di società che occorrono a Gibertini per porre in essere la sua illecita attività”.
Intanto ieri, in carcere, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere sia Marco Gibertini che Omar Costi (imprenditore reggiano 40enne, attivo nel campo della telefonia). Sono entrambi difesi dall’avvocato Liborio Cataliotti e l’attuale silenzio non è un vero e proprio “muro” alzato nei confronti delle indagini, ma solo un prendere tempo per poter leggere la voluminosa ordinanza (oltre 900 pagine), con l’intenzione la prossima settimana di chiedere di essere interrogati dal pm Salvi. Gibertini è apparso molto provato, ha nominato come difensore di fiducia non a caso l’avvocato Cataliotti che è anche da tempo suo amico.
Lettura degli atti d’indagine per poi affrontare un interrogatorio davanti al pm Salvi è anche l’intenzione dell’imprenditore Mirco Salsi, difeso dall’avvocato Romano Corsi.
Giovedì, in tribunale, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il gip Baraldi ha “ordinato” per Salsi gli arresti domiciliari, ritenendolo “disposto a tutto, anche ad accettare che il suo denaro venga utilizzato per fini illeciti”. (t.s.)
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