MAXI FRODE Le mafie dietro il “sistema” Gibertini
Intercettando un affiliato ai clan gli inquirenti mettono nel mirino il volto tv. Su questi collegamenti con la criminalità organizzata indaga anche la Dda
REGGIO EMILIA
Fatture false, montagne di soldi facili e soprattutto una serie impressionante di “contatti”, in specie del noto volto tv Marco Gibertini che fa da “collante” fra gli imprenditori reggiani, le società che emettono fatture fasulle e la malavita. Un punto, quest’ultimo, emerso con forza ieri dall’affollata conferenza stampa – tenutasi in tribunale – sulla maxi inchiesta per frode fiscale, culminata in 12fra carcerazioni e arresti domiciliari (undici misure restrittive eseguite da carabinieri e finanzieri).
«Emergono collegamenti ultraprovinciali e ultraregionali – commenta il colonnello Paolo Zito, comandante provinciale dei carabinieri – con soggetti della malavita campana, romana e calabrese». Il riferimento a persone in odore di mafia è, relativamente a Reggio, marchiato ’ndrangheta e da quanto “trapela” sono sorti diversi punti investigativi ora sotto la lente dell’Antimafia di Bologna. «Ci sono sicuramente collegamenti fra la criminalità locale e imprenditori reggiani» ha aggiunto, senza entrare nei dettagli il colonnello Ippazio Bleve, comandante provinciale della guardia di finanza.
Di certo gli investigatori, durante queste indagini, di “incontri” che sanno di cosca calabrese ne hanno fatti diversi. A partire dal 2011, quando i carabinieri stavano intercettando l’imprenditore Antonino Napoli, a quel tempo residente a Rubiera e considerato vicino a una cosca di Polistena, in Calabria. E’ indagato per associazione a delinquere, riciclaggio e bancarotta, quando l’imprenditore calabrese finisce in carcere per gli sviluppi di un’altra inchiesta portata avanti dalla guardia di finanza di Reggio Calabria. Ma i carabinieri, captando le conversazioni di Napoli, si sono già annotati un nome: Marco Gibertini.
Del noto volto tv reggiano ne parla l’imprenditore calabrese “come soggetto - rimarca il gip Angela Baraldi – in grado di fornire occasioni di investimento di denaro illecito”. Seguendo le “mosse” di Gibertini – intercettazioni e pedinamenti – gli inquirenti poi capiscono come l’opinionista abbia rapporti con certi ambienti calabresi presenti a Reggio.
Nelle intercettazioni dei colloqui fra Gibertini e l’imprenditore reggiano Mirco Salsi (titolare della Reggiana Gourmet di Bagnolo) spuntano riferimenti nientemeno che a Nicolino Sarcone (condannato, in primo grado, a 8 anni e 8 mesi di reclusione per associazione di stampo mafioso, l’imprenditore edile cutrese viene considerato dagli investigatori considerato figura di spicco a Reggio del clan Grande Aracri). Per non parlare dei contatti con l’imprenditore cutrese 44enne Antonio Silipo (che vive a Cadelbosco Sotto) che viene inquadrato da chi indaga come dedito al “reinvestimento dei proventi illecitamente conseguiti, mediante ricorso anche a canali della malavita locale, nei cui confronti svolgeva in diverse circostanze una vera e propria opera di intermediazione”. Attualmente Silipo è in cella a Parma per due inchieste in cui viene accusato di usura ed estorsione. La sua casa di Cadelbosco Sotto viene indicata dagli inquirenti come uno dei luoghi per gli incontri fra la “cupola” delle maxi frodi fiscali, al pari della sede bagnolese della Reggiana Gourmet (si sarebbe ipotizzato di creare un ufficio ad hoc all’interno della ditta), senza dimenticare un bar vicino al casello autostradale e l’ufficio in via Ramazzini in cui è collocata la società Gibertini Comunicazioni . Punti di ritrovo reggiani che hanno radicato qui la competenza territoriale relativamente all’inchiesta.
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