Migliaia di fatture create dalle cartiere per evadere le tasse
Il sistema permetteva di drenare soldi dalle casse delle ditte decine di imprenditori compiacenti coinvolti nel circuito
REGGIO. Milioni di euro drenati dalle casse delle aziende di imprenditori compiacenti tramite una marea di fatture false per poter evadere le tasse. La cricca che ha messo in piedi la colossale frode fiscale ha creato un ammanco erariale da 13 milioni di euro grazie a un’architettura finanziaria in grado di far comparire a bilancio spese solo in apparenza pagate, ma in realtà create in maniera artificiosa per permettere a decine di imprenditori creare fondi neri.
«Per capire lo spessore criminale di queste persone vi leggo una frase» ha detto ieri in conferenza stampa il comandante della Guardia di Finanza di Reggio, Ippazio Bleve: «In un’intercettazione un indagato diceva che “non bisogna avere paura di rubare, perché i soldi in Italia si fanno soltanto in maniera disonesta”. Ogni tanto, aggiungo però io, li prendiamo. Poi un altro dice: “Ma come fai a tentare fregare le banche?..Fai come me, che frego lo Stato: è più facile”».
In questa indagine c’è un perno centrale che raccorda gli emittenti e i finanziatori, rappresentato da Marco Gibeertini. Da una parte, quindi, ci sono i finanziatori che offrivano in premessa la liquidità necessaria per poter poi emettere fatture false per un ammontare accertato di 33 milioni di euro. Poi ci sono veri e propri “spalloni”, che trasportavano il denaro proveniente da Roma e diretti al nord. Infine, ci sono una miriade di aziende che utilizzano queste fatture false per evadere le tasse.
La cricca reggiana, però, aveva utilizzato uno stratagemma diverso rispetto a molte altre frodi. Solitamente, infatti, una volta arrivata la fattura viene saldata dall’acquirente che paga il venditore. In questo caso, invece, l’organizzazione - forte della liquidità che aveva - anticipava il denaro al venditore, che lo restituiva maggiorati tramite un bonifico tracciato dalla banca. Il margine della differenza tra quanto anticipato e il bonifico, rappresentava il guadagno dell’organizzazione.
Cosa ci guadagnava l’acquirente che utilizzava la fattura falsa? Semplice: dalla sua azienda drenava in maniera apparentemente lecita i soldi che l’organizzazione gli aveva dato in anticipo e se li metteva in tasca. Di fatto portava fuori ricchezza tramite fatture false ineccepibili, con tanto di registrazione e flussi finanziari dichiarati. Erano quindi in grado di crearsi crediti Iva fasulli, pagando poi meno tasse perché con le fatture d’acquisto aumentavano i costi diminuendo l’utile e quindi le imposte. C’erano poi le frodi: dichiarandosi esportatori abituali, potevano acquistare senza anticipare l’Iva rivendendo merce a prezzi ribassati rispetto alla concorrenza.
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