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MAXI FRODE Sfilata davanti al giudice: «Sistema truccato per accontentare le aziende»

di TIziano Soresina e Enrico Lorenzo Tidona
MAXI FRODE Sfilata davanti al giudice: «Sistema truccato per accontentare le aziende»

Prime ammissioni ieri in tribunale. L’impiegato della Cna, Andrea Rossi, verrà sospeso dall’associazione. Sentiti anche uno dei prestanome e lo “spallone” che portava i soldi a Gibertini

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REGGIO EMILIA

Il faccendiere Marco Gibertini teneva i contatti con i finanziatori della malavita, mentre il consulente fiscale della Cna di Bagnolo, Andrea Rossi (nella foto con i suoi legali durante l'udienza in tribunale), individuava gli imprenditori che volevano evadere le tasse e procacciava i prestanome da mettere a capo delle società che producevano le fatture false. Un sistema malato, come lo ha definito ieri lo stesso Rossi, 42 anni, ora agli arresti domiciliari, interrogato dal giudice Angela Baraldi in tribunale a Reggio. Il dipendente dell’associazione artigiana ha parlato per un’ora e mezza durante l’interrogatorio di garanzia cercando di ridimensionare la sua posizione all’interno dell’ingranaggio manovrato da Gibertini, volto noto dell’emittente reggiana Telereggio, considerato il dominus della maxi frode fiscale da 33 milioni di euro finita ora al centro dell’inchiesta Octopus, partita da un’intuizione investigativa dei Carabinieri del comando provinciale di Reggio, affiancati dagli esperti contabili della Guardia di finanza locale.

CONTATTI PREZIOSI. Rossi è considerato il canale principale a Reggio per contattare gli imprenditori intenzionati ad abbattere l’imponibile per pagare meno imposte. Il suo ruolo all’interno della Cna gli permetteva di essere a contatto con ditte che volevano ottenere un extra profitto tramite l’evasione fiscale. L’uomo, indagato per reati tributari, ha affermato che il giro di fatture serviva per accontentare le aziende alle quali procurava le fatture fasulle create ad arte dalla cricca, come ricostruito dal pm Velentina Salvi, titolare delle indagini. Lo avrebbe fatto, ha dichiarato Rossi al giudice, senza ricevere però alcun compenso. L’impiegato, quindi, aveva una posizione strategica sul territorio, offrendo una sponda all’organizzazione criminale che aveva messo in piedi un modello collaudato nel tempo, interrotto con gli arresti avvenuti giovedì scorso. A fare il suo nome è stato Gibertini durante una conversazione intercettata con Mirco Salsi, titolare della Reggiana Gourmet: il primo è agli arresti in carcere mentre il secondo è ai domiciliari. «Rossi ha chiarito i fatti ridimensionando ampiamente la sua posizione - ha detto alla conclusione dell’interrogatorio l’avvocato Donato Castronuovo, legale nominato dal consulente fiscale - Il giudice aveva già fatto cadere l’ipotesi di reato relativa al riciclaggio. Chiederemo che vengano revocati gli arresti domiciliari». Per lavorare con la cricca, Rossi operava direttamente dal suo ufficio all’interno della Cna di Bagnolo, dove è stato sequestrato il suo computer.

LA CNA SOSPENDE IL CONSULENTE. La sigla artigiana sta valutando la sospensione di Andrea Rossi, come dichiarato dal presidente dell'associazione Nunzio Dallari. "In questa vicenda siamo solo vittime - ha dichiarato Dallari - per questo dobbiamo tutelarci in attesa di sapere quale sarà lo sviluppo dell'inchiesta".

LA SFILATA. Sempre ieri sono stati sentiti altri due indagati. Il primo, Andrea Cesarini (38 anni e residente a Viterbo) è considerato un prestanome di due società “cartiere” situate a Roma, che avrebbero emesso fatture false per diversi milioni di euro. L’amministratore delle due società (Global com e Mescal srl) si è avvalso della facoltà di non rispondere. A parlare, invece, è stato il terzo indagato, Gianluca Mussoni, indicato come lo “spallone” che riforniva Gibertini di denaro fresco, portato a Reggio da Roma.

IL COMMERCIALISTA. A finire nel calderone è anche il noto commercialista reggiano Maurizio Labanti, consulente tributario di Salsi, che avrebbe agevolato l’evasione fiscale in capo alla Reggiana Gourmet. Il professionista, compreso tra i 42 indagati, ha però respinto ogni addebito, affermando di non aver ricevuto nessuna comunicazione in merito.

PARLA LA POLITICA. «Confidiamo nel lavoro della magistratura affinchè sia fatta piena luce e giustizia, non possiamo permettere che cattive radici infestino economia e comunità sane». Sono queste le prime parole che giungono dal mondo della politica relativamente all’inchiesta che sta facendo tremare Reggio. A scriverle è stato il sindaco di Reggio, Luca Vecchi (Pd), che commenta così l'inchiesta Octopus, che ha fatto scattare le manette ai polsi di ben12 persone, di cui 4 reggiane. La più rilevante indagine non solo per quanto concerne le frodi fiscali nella nostra provincia. La vicenda ha portato a galla, in maniera evidente, i rapporti conclamati tra una parte dell’imprenditoria reggiana e quello della malavita locale, come raccontano i ruoli di persone quali Antonio Silipo, residente a Reggio e già condannato per usura, vicino al boss Nicolino Sarcone. «Ci troviamo di fronte a un meccanismo di false fatturazioni e frodi fiscali consolidato nel tempo, di proporzioni eccezionali, probabilmente radicato e favorito» dalla crisi economica, dice Vecchi. «Un meccanismo - afferma - che non ha nulla a che fare con un sistema economico sano qual è quello del nostro territorio e che però era teso a inquinarne legalità, affidabilità e onestà».