Gazzetta di Reggio

Reggio

A Gibertini i soldi dell’Amarcord

A Gibertini i soldi dell’Amarcord

Il locale, riferimento anche dei politici locali, compreso nel giro di fatture

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REGGIO. È una delle perle della movida reggiana, a pochi passi da Scandiano, con sale decorate, ristorante e piscina illuminata, ritrovo dei giovani e luogo ideale per le feste, scelto a più riprese anche dalla politica reggiana per celebrare alcuni incontri. L’ultimo quello promosso a maggio da Giuseppe Pagliani, che a maggio ha organizzato una festa a sostegno di Donatella Prampolini, candidata sindaco alle elezioni comunali a Reggio. Si tratta del ristorante Amarcord, finito nel vorticoso giro di soldi e fatture messo in piedi dal reggiano Marco Gibertini. Quest’ultimo, secondo le ricostruzioni investigative, aveva 300mila euro derivanti dalla vendita dell’Amarcord: soldi messi poi a disposizione di Antonio Silipo e di tale Michele, personaggio calabrese non meglio identificato, finito nelle intercettazioni.

Il locale era di Stefano Campani, scandianese di 34 anni, che cedette l'intero complesso immobiliare a fine 2012 alla Fimac srl, azienda con sede legale a Modena, il cui amministratore unico sarebbe Giuseppe Bassi. Dietro a Bassi, però, ci sarebbe Omar Costi, affarista finito anch’egli agli arresti domiciliari. In un’intercettazione, Gibertini parla di Bassi definendolo un suo cliente, il quale intende concludere l'acquisto dell'Amarcord e che quindi vorrebbe incontrare Piersandro Pregliasco - altro indagato - per organizzare un “piano di battaglia”. Gibertini, continuando, gli spiega che per il suo impegno tratterrà il 10% considerando che gli farà prendere (riferendosi ad Omar Costi e Stefano Campani) l milione e 400 mila euro.

Costi è conosciuto nell’ambiente: un imprenditore rampante, con diversi affari a Reggio, già finito nei guai quest’anno per un’indagine su usura ed estorsione nei confronti di un’imprenditrice reggiana e di un imprenditore edile parmigiano, che vede coinvolto anche Antonio Silipo. Ciò che rende concreto e attua le il pericolo di reiterazione del reato da parte di Costi, ha scritto nell’ordinanza il gip, «è il suo collegamento con ambienti malavitosi che lo hanno portato ad essere destinatario di una benché blanda misura cautelare per usura ed estorsione in concorso con Silipo». (e.l.t.)