Prestanomi e merce dalla Cina per alimentare gli affari
REGGIO. Molte delle fatture fasulle girate agli imprenditori reggiani per evadere le tasse, avevano il timbro cinese. Dal lontano paese arrivavano, in teoria, delle merci acquistate fittiziamente da...
REGGIO. Molte delle fatture fasulle girate agli imprenditori reggiani per evadere le tasse, avevano il timbro cinese. Dal lontano paese arrivavano, in teoria, delle merci acquistate fittiziamente da aziende italiane, che potevano così abbattere l’imponibile e fregare il fisco. Ma le fatture per l'acquisto di materiale dalla Cina erano parzialmente inesistenti «perché portano un importo sufficientemente elevato per giustificare un ricarico e la rivendita all'utilizzatore ma in realtà le paga molto meno». Ad affermarlo sono gli stessi indagati: Mirco Salsi, chiede infatti a Gibertini se «sono fittizie le fatture della Cina?» E Gibertini: esatto! Salsi: «Quindi non paghi un cazzo alla Cina, giusto?». Gibertini: «No, ma pago poco». Quindi l'importo della fattura alla Cina deve uscire contabilmente ma poi torna in gran parte. Sempre cinesi anche alcuni prestanome, come rilevato per la Levante srl, azienda con sede a Reggio, formalmente intestata a un cittadino di origine cinese, resosi poi irreperibile. Dietro alla società, secondo gli investigatori, c’erano in realtà Marco Gibertini e i suoi sodali. (e.l.t.)
