Gazzetta di Reggio

Reggio

Prima pietra per la “Casa del Dono”

Prima pietra per la “Casa del Dono”

E’ stata posata in via Clementi: la struttura di 3.500 metri quadrati ospiterà anche la sede di Admo e Aido

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Un weekend intenso, quello appena trascorso, per l'Avis provinciale. Sabato la “Giornata mondiale del donatore di sangue” in occasione dell'anniversario della nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni; ieri mattina un vero e proprio momento storico con la posa della prima pietra di quella che diventerà la Casa del Dono, in un'area di via Muzio Clementi, adiacente al Centro Commerciale Le Querce. E’ di 3.500 metri quadri la superficie totale dell'intervento e la Casa del Dono in particolare consisterà in un edificio su due piani: al piano terra troveranno posto le attività trasfusionali e di prelievo del Santa Maria Nuova e quelle analoghe di Avis mentre al piano superiore vi verranno dislocati gli uffici, oltre naturalmente a quelli di Avis stesso, anche di Admo, Associazione donatori di midollo osseo, e di Aido, Associazione italiana donatori di organi e tessuti.

«Abbiamo passato momenti difficili, però abbiamo discusso, ci siamo confrontati, siamo andati avanti; ora tutto questo è alle spalle» ha esordito Stefano Pavesi, presidente provinciale dell’ Avis, dopo i saluti di Ottavio Perrini, presidente della sezione comunale. I momenti difficili citati da Pavesi si riferiscono a qualche problema di finanziamento dell'opera, problema che ormai appare superato e risolto; 2,2 milioni di euro infatti il costo complessivo del progetto “Casa del dono”, una cifra certo considerevole.

«Non andremo oltre il 2015 come consegna dell'opera - ha continuato Pavesi - lo sforzo economico è stato notevole ma verrà ripagato dai benefici per i cittadini reggiani e per tutti i pazienti del Santa Maria».

Intervenuti alla cerimonia anche Giorgio Mazzi, direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera di Reggio, e Fausto Nicolini, direttore generale dell’Ausl. Il primo ha lodato la volontà di costruire una «casa comune, un centro di prelievo accogliente e operativo» che permetterà di «decongestionare sia i poliambulatori del Santa Maria sia il traffico conseguente»; Nicolini si è invece soffermato sul rilievo nazionale dell'intervento: «Dicono che il nostro sistema sanitario è obsoleto; si sbagliano, il modello virtuoso emiliano-romagnolo rimane un'eccellenza, eccellenza riconosciuta in tutto il mondo, e questo anche grazie all'aiuto fondamentale che viene dal volontariato».

Dopo un saluto a nome suo e a nome dell'amministrazione comunale, è stato lo stesso sindaco Luca Vecchi a compiere il gesto simbolico di posa della prima pietra. Per Vecchi «l’eccellenza della nostra sanità non è un fattore retorico: i progetti funzionano perché c'è un bene comune da difendere, c'è in più una rete sana di settore no-profit che continua a investire».

Andrea Montanari