Tar di Parma addio, disagi per i ricorsi
La sezione che ha la competenza sulla nostra provincia chiuderà ad ottobre. Tutti i conteziosi finiranno a Bologna
REGGIO
Tar di Parma, addio. È quanto deciso venerdì scorso dal consiglio dei ministri, approvando su 29 sedi territoriali lo scioglimento di 8 sezioni distaccate dei tribunali amministrativi regionali, nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione firmata dal premier Matteo Renzi e dal ministro Marianna Madia. Tra le chiusure previste, la sezione di Parma, l’unica distaccata dell’Emilia-Romagna, con competenze anche sulla nostra provincia che, a partire dal primo ottobre prossimo, secondo quanto stabilito dal Governo potrebbero presto passare sotto la sfera d’azione della sezione del tribunale amministrativo del capoluogo, ovvero di Bologna. Un provvedimento che dovrà ottenere l’ok definitivo attraverso i passaggi parlamentari, ma che non convince gli avvocati reggiani, convinti della necessità di mantenere in vita la sede del Tar parmigiana.
«È una decisione che sicuramente provocherà disagi per i cittadini e per gli avvocati – commenta Romano Corsi, presidente dell’ordine degli avvocati reggiani – Ho la sensazione che in nome dell’economia e dei tagli si vada alla ricerca di suggestioni e di apparenti buone intenzioni, come sulla linea della soppressione dei giudici di pace. Il carico della giustizia amministrativa, però, non presentava congestioni tali rispetto alla giustizia ordinaria da giustificare questa rivoluzione, condotta solo in parte».
Dalle tematiche ambientali legate alle discariche e allo smaltimento dei rifiuti fino alle autorizzazioni paesaggistiche della Soprintendenza, dai ricorsi sulle espulsione nei confronti di cittadini extracomunitari fino ai nodi degli appalti pubblici e ai contenziosi dei privati con le amministrazioni. Secondo l’avvocato Guglielmo Saporito, la chiusura del Tar di Parma non comporta soltanto un problema di distanza rispetto a Bologna, ma pone punti interrogativi anche di tipo culturale: «Spostare tutto su Bologna contraddice la logica della presenza delle sezioni distaccate: una logica che ha radici antiche, non solo trentennali, data di inaugurazione della sezione, ma addirittura secoli addietro – afferma Saporito – Con un’amministrazione locale attenta ai problemi del territorio, è necessario che anche la giustizia sia localizzata. Spostare su Bologna tutti i problemi, significa confondere linguaggi ed esperienze. Ad esempio, nella fascia costiera vi sono tecniche di gestione del territorio completamente diverse, così come la dimensione media degli enti pubblici è solo apparentemente affine, come del resto l'agricoltura e l'industria». Per Saporito, «eliminare la sezione di Parma non provocherà risparmi di spese, se si trascurano la spesa della sede e delle utenze, peraltro rivedibili al ribasso», ma «ciò che si perde è la vicinanza del giudice ai problemi, allo stesso modo in cui il parroco o la stazione dei carabinieri sono coessenziali al tessuto locale».
